07 October 2007

Cosa contraddistingue chi fa questo lavoro?


Credo una dose di eccentricità, di cocciutaggine, di idealismo.

Margherita Zanardelli

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Credo che ci sia una cosa che contraddistingue chi fa il proprio lavoro bene da chi lo fa meno bene: la passione. Indipendentemente dal tipo di lavoro.

Enrico Cabras

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Una grande passione, una volontà di ferro, un po’ di ‘spartanità’, un pizzico di pazzia, una grande adattabilità e molta molta pazienza.

Elena Politi

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L’idealismo e la passione di tanti che fanno questo lavoro e continuano a farlo con lo stesso entusiasmo per anni e anni rimanendo sempre freschi di spirito.

Lucia Di Iorio

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La voglia di condividere con gli altri le proprie conoscenze e scoperte. La passione che spinge ad affrontare le avversità giornaliere con ottimismo. Una combinazione di ricerca e senso pratico (riuscire a ragionare su problemi scientifici e subito dopo riparare il motore sturare il cesso). La fantasia e la creatività necessarie per risolvere dei problemi e rispondere a dei quesiti.

Stefano Agazzi

06 October 2007

Cosa ti piace in questo lavoro?


Il fatto è che non lo considero un lavoro, ma l'opportunità di vivere una passione e il sogno di quand'ero ragazzina.

Sabina Airoldi

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Fare qualcosa di utile, dare un contributo per la tutela dei cetacei e del loro ambiente, che è anche il nostro. Scoprire qualcosa di più sulla loro vita. L'affiatamento delle persone, lo spirito genuino che accomuna tutti.

Silvia Bonizzoni

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Scoprire qualcosa di nuovo, avere la sensazione di aggiungere un piccolo o piccolissimo pezzetto al puzzle. L'aspetto economico però mi pesa.

Margherita Zanardelli

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Un giorno Giovanni mi ha detto: "Il mondo della ricerca è un edificio enorme, la cetologia è un piccolo mattone, il tuo lavoro sarà una minuscola parte di questo mattone". Non so perché, ma mi ha fatto sentire importante. Mi piace sapere che qualcosa di ciò che ho fatto sia considerato utile da persone che stimo.

Enrico Cabras

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Mi piace il fatto di poter passare del tempo in mare, e soprattutto di poter essere in diretto contatto con degli animali selvatici. Mi affascina anche l’analisi dei dati, cercare di inferire da una serie di numeri quello che sta succedendo a una popolazione di delfini: bellissimo. Amo molto anche lavorare con i partecipanti ai campi estivi perché mi piace conoscere gente diversa e (pur non essendo particolarmente portata per la didattica) trasmettere un po’ delle mie conoscenze e della passione che provo per il mio lavoro. Odio invece il mal di schiena da computer e gli incubi notturni con calcoli statistici e colonnine di numeri, quando di giorno ho lavorato troppo.

Elena Politi

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Ciò che mi piace di più credo di averlo detto. Ciò che mi piace di meno è dover concludere una stagione su campo e allo stesso tempo, una volta iniziato il lavoro su campo, stare tanti mesi lontano da ragazzo, famiglia e amici. Cose sgradevoli in generale sono la mancanza di fondi per la tutela e la ricerca sui cetacei. Mi innervosisce tremendamente vedere come grandi ditte piene di soldi sprecano denaro in maniera vergognosa e poi rifiutano il finanziamento, anche parziale, di progetti per la ricerca e salvaguardia di questi animali, anche poche migliaia di Euro. Purtroppo ci si rende conto che malgrado tanto idealismo, niente è realizzabile senza soldi.

Lucia Di Iorio

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Mi piace il contatto con persone stimolanti, confrontarsi e crescere in modo informale. Adoro l'idea di apprendere nozioni nuove in un ambiente amichevole, mi fa sentire parte di un mondo invece di esserne solo spettatore. Continuare a mettersi in discussione e migliorarsi (lo sto imparando ora). Imparare ad andare oltre ai propri limiti personali e cercare di porre rimedio ai propri difetti. Rispondere alla domanda che ci si era posti, e poter dire "cacchio, ma allora è così che...". Avere la convinzione/illusione di dare un contributo alla conservazione degli animali. L'idea di formare delle persone (volontari per ora, in futuro chissà). Il fatto che il fine ultimo di questo lavoro non sia il guadagno, cosa che spesso contraddistingue altri lavori. Con questo lavoro riesco ad appagare varie mie pulsioni: la curiosità, la voglia di conoscere, "l'egoismo" di fare qualcosa per gli altri e di sentirsi bene per questo. Mi preoccupa invece che il lavoro e gli sforzi fatti possano risultare vani a causa di scelte fatte da altri, su cui non ho possibilità di intervenire.

Stefano Agazzi

05 October 2007

Perché hai scelto di studiare i cetacei?


Me lo chiedo spesso anch'io! Una passione che è diventata un modus vivendi, stare in mare è un'ondata di carica positiva di cui non potrei fare a meno. Di sicuro se non potessi lavorare su campo non sarei altrettanto motivata. La sensazione di fare qualcosa che rappresenti un contributo, seppur minuscolo, alla conservazione e alla sensibilizzazione del grande pubblico.

Sabina Airoldi

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Sarà anche banale, ma questo è sempre stato il mio sogno. Fin da piccola volevo fare questo lavoro e sono grata per essere entrata in questo mondo. Era una cosa che sentivo dentro, sapevo di volerlo e doverlo fare, anche se mi è costato dei sacrifici.

Silvia Bonizzoni
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Ciò che alla fine contraddistingue tutte le mie scelte, non solo di lavoro: la sfida. Prima lo studio di materie scientifiche dopo il classico (non avevo mai visto la matematica), poi riuscire a conoscere Giuseppe (per me un mito) e lavorare con lui su animali tra i meno conosciuti, difficili da studiare. Riuscire a fare ciò che molti solo sognano. Ho anche un imprinting marino, perché fin da piccola sono sempre andata in barca.

Margherita Zanardelli

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Da sempre volevo studiare biologia marina, inizialmente un termine vago per descrivere qualsiasi cosa avesse a che fare con il mare. Ho cominciato ad andare in barca con i miei genitori a cinque anni. I cetacei erano un sogno proibito. E' stato Giuseppe a indirizzarmi prima sugli squali, animali che mi interessavano tanto quanto i cetacei. E sempre Giuseppe dopo la laurea mi ha indirzzato a un giovane direttore di progetto, tale Bearzi, e da lì è cominciato tutto. Mi interessano i cetacei perché sono animali dalla socialità complessa e affascinante, perché sono animali tutti da scoprire dal punto di vista della ricerca, perché si trovano ad affrontare gravi pericoli e della ricerca mi stanno a cuori i risvolti pratici. Mi ricordo da bambina quando mia madre mi ha svegliato in piena notte durante una navigazione in barca per farmi vedere i delfini che nuotavano a prua, appena illuminati dalla luce di via.

Elena Politi
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Sicuramente il senso di libertà che trasmettono vedendoli nuotare in alto mare. La loro evoluzione: in breve tempo sono passati da animali terrestri a esseri completamente acquatici, un fatto che trovo straordinariamente affascinante. Il mistero che ancora avvolge questi animali, che trascorrono la maggior parte del tempo sott’acqua. Le loro diverse strutture sociali, abitudini migratorie, la loro fisiologia. E’ tutto talmente affascinante… Poter semplicemente osservare queste creature sempre considerate fantastiche, che tanti credono quasi irraggiungibili è una sensazione unica. Un’altra cosa che amo nel lavoro su campo è che ogni giorno è diverso dall’altro. Ogni giorno succede qualcosa di unico, di sorprendente che in qualche modo stupisce e ti lega ancora di più a questo tipo di attività. Inoltre, il fatto che sia un lavoro nel quale bisogna completamente adattarsi alla natura (animali, mare, tempo meteorologico), niente è organizzabile o prevedibile. Certo, ciò porta svantaggi e difficoltà. Quando però si trascorre un giorno in cui si ottengono i risultati tanto attesi, la gioia è esponenziale. Oltre al rapporto con gli animali, anche il rapporto con le persone, i volontari e gli altri ricercatori è molto bello. Da quando sono entrata a far parte del "giro" ho avuto la fortuna di incontrare molti carissimi amici.

Lucia Di Iorio

04 October 2007

Quali esperienze si prestano a descrivere il tuo lavoro con i cetacei?


L’inebriante felicità quando sono in mare, anche adesso dopo tanti anni. Infatti vado ancora spessissimo su campo e cerco di starci più a lungo possibile. Il desiderio di ritrovare qualche spazio di solitudine nell'arco della giornata quando a bordo ci sono persone ‘difficili’, ma a bordo è praticamente impossibile. Mi piace particolarmente rimanere appollaiata in un punto tranquillo della barca, dove mi sento un tutt'uno con il mare e dimentico tutto il resto.

D’inverno mi piace molto fare la manutenzione del materiale da ricerca (idrofoni, macchina fotografica, TDR, etc.)

Sabina Airoldi

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Il rapporto tra i ricercatori. Si instaurano legami che di rado si possono trovare in altri ambienti lavorativi: amicizia, confidenza, complicità, scazzi vari, supporto reciproco, rispetto, cameratismo. Fare i lavori di casa con una buona musica di sottofondo. La manutenzione dell'attrezzatura: non sono lavori in cui vedi delfini o sei in mare, ma ti fa piacere vedere che il gommone è più pulito del solito (anche se nel giro di due giorni tornerà come prima). Non avere contatti con il mondo (niente tv e radio), che bello! Relax e chiacchierate in taverna nel tardo pomeriggio, dopo un’intensa giornata di lavoro. Sorseggi una birra ghiacciata e mangi del formaggio fritto ma come sottofondo c'è il mare, sei circondato da una luce calda, davanti a te solo acqua e sei in pace con te stesso e con il mondo. Fare la doccia alla fonte perchè manca l'acqua alla base; acqua fredda che ti fa fermare il cuore quando te la versi addosso, ma che meraviglia! Mangiare i fichi del nostro alberello sotto casa, che sono buonissimi. Dormire all’aperto e svegliarsi circondati dalle pecore.

D’inverno rivivere in parte ciò che si è vissuto su campo. Basta una foto o un aneddoto per farti rivivere quella situazione. Le chiacchiere con gli amici del tipo "Ti ricordi quando...". L’analisi dei dati presi su campo: scegliere le foto migliori, organizzare tutti gli archivi fotografici, sistemare i database.

Silvia Bonizzoni

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Riposo. Elena, Seba ed io: i volontari arrivano domani. Elena a Kalamos, io e Seba puliamo un po’ la casa, ci facciamo un caffè e una sigaretta, cerchiamo di mettere qualcosa a posto, squilla il telefono, una ragazza greca che parla un anglo-ellenico incomprensibile (almeno per me). Riesco a capire che si tratta della moglie del meccanico di Paleros, però è meglio che le passi Sebastiano. Lui mette giù e mi dice che c’è un delfino spiaggiato. Cominciamo a preparare gli strumenti e ci rileggiamo il protocollo, nel frattempo arriva Elena, richiama la moglie del meccanico e si fa dire esattamente dove si trova la carcassa. Dopo un’ora siamo lì e cominciamo a cercare l’animale, dopo un’altra oretta troviamo la carcassa, l’odore è insopportabile, lo leghiamo per la coda un cima e lo trasciniamo fino a Kalamos su una spiaggetta non frequentata. Cominciamo l’autopsia. Mascherine, bisturi, provette, e Elena che impartisce ordini. E’ stata un’esperienza indimenticabile, per giorni ho sentito su di me quella puzza tremenda… Credo che porterò con me per sempre il ricordo di quell’odore.

D’inverno la preparazione della stagione: dividersi gli acquisti da fare, andare a prendere il motore, caricare la macchina, pensare che mancano solo poche settimane e io non so ancora riconoscere gli eventi comportamentali, farò sicuramente una figuraccia…

Enrico Cabras

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Il caldo allucinante. La taverna di Episkopi. Camminare a piedi nudi. Chiacchierare con i volontari mentre si prepara la cena.

D’inverno la nebbia grigia fuori dalla finestra mentre riguardi le foto di delfini e situazioni scattate l’estate precedente. Discutere i programmi logistici per la prossima stagione. L’auto ridotta a un catorcio.

Elena Politi

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L’adattamento ai ritmi della natura, la costruzione del campo di ricerca in Canada, le levatacce all’alba per scrutare l’orizzonte e tirare giù dal letto i volontari. Lo stupore dei volontari la prima volta che sentono il soffio o vedono una balena. La gioia di trascorrere insieme a biologi e volontari serate estive chiacchierando, mangiando e bevendo sulla grande terrazza del campo. Sicuramente anche ore e ore a riparare cessi, acquedotti, motori, idrofoni, costruire tavoli e sedie.

D’inverno la gratitudine dei volontari che ci riempiono di affettuosissime e-mail. I rincontri che organizzano una volta tornati a casa e le nuove amicizie che nascono. La voglia di imbarcarsi al più presto.

Lucia Di Iorio

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L’arrivo a Episkopi per l'apertura della base. La vista dell'isola dopo il tornante sulla strada Paleros-Mytikas, quando dopo molti mesi rivedi il profilo inconfondibile dell’isola di Kalamos. Il primo trasferimento col gommone pieno zeppo per arrivare al porto di Episkopi. L’'isola e il porto che si fanno sempre più vicini. L'apertura della porta di casa e… trovare la casa devastata. Rimettere a posto la casa e preparare i gommoni e tutto il materiale da ricerca. Uscire di casa appena sveglio e guardare il mare dal patio. Veder tornare l'ApeCar e condividere con chi è uscito le esperienze fatte in mare. Caricare le taniche di benza sul gommone (la strada con le due taniche in mano dalla casupola al gommone), e tutte le fasi di imbarco dell'attrezzatura. La telefonata di Barba Niko che ti segnala i delfini: ci sentiamo parte di una comunità. Cercare di esprimersi in greco. Andare a far la spesa col gommone. Il porto di Episkopi al tramonto. Le discussioni e la programmazione delle varie attività di ricerca. Le lezioni ai volontari. L'ouzo alla sera, seduti sul patio. E poi la chiusura della base. L'ultimo viaggio da Episkopi a Mitika con il gommone sempre stracarico.

Stefano Agazzi

03 October 2007

Quali suoni e rumori legati al tuo lavoro hanno colpito di più la tua immaginazione?


I soffi, sia delle colossali balenottere e dei capodogli, sia di cetacei più piccoli. Poi naturalmente i diversi suoni prodotti dalle varie specie, ascoltati mediante la cortina idrofonica. Emozionantissimo uno scambio di vocalizzazioni di cinque globicefali, effettuato totalmente in superficie a non più di 2-3 metri dalla barca, e quindi perfettamente udibile dalla coperta.

Sabina Airoldi

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Il soffio dei delfini, per me la quintessenza di questo lavoro. Il silenzio lungo la stradina per andare al LOP (Land Observation Point), che ti fa sentire fuori dal mondo e per un momento ti senti l'unico protagonista di quel piccolo paradiso di tranquillità. Le cicale che ti svegliano la mattina, vorresti che non iniziassero così presto ma sei ugualmente felice di avere una sveglia naturale al posto di una meccanica. Il rumore della mitica ApeCar, quando capisci che qualcuno del team sta tornando a casa dal porto e dopo pochi minuti lo vedi arrivare a casa.

D’inverno le canzoni e le musiche tipiche di Episkopi (usate per la sveglia o come sottofondo serale), che quando le risenti a casa sei immediatamente trasportato sull'isolotto.

Silvia Bonizzoni

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In mare il suono/rumore che mi viene subito in mente è il silenzio assoluto che ho sentito sott'acqua, un giorno di sole in mezzo al mare, quando con Simone (Panigada, ndr) ci siamo immersi per vedere una balenottera con il suo piccolo vicino. La bellezza della scena era indimenticabile, e qualunque suono sarebbe stato di troppo.

D’inverno il rumore più frequente e forse più significativo è quello del collegamento alla posta elettronica, che mi consente di lavorare con altre persone e mi dà l'idea che stiamo lavorando insieme per uno scopo comune

Margherita Zanardelli

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Sicuramente il suono che più mi ha impressionato è stato il frinire delle cicale durante la mia prima sera a Episkopi. Stavamo cenando e facevo fatica a parlare con Ada (Natoli, ndr) che era seduta al mio fianco. Credo (anzi ne sono sicuro) di non essere mai stato così dentro la natura come durante i due mesi passati sull’isola di Kalamos. Avendo poi approfondito l’acustica dei cetacei ricordo la mia prima sessione di registrazione. E’ stato mortificante. Poga (Elena Politi, ndr) ordina di preparare tutto il materiale per le registrazioni, io comincio a spostarmi velocemente sul gommone cercando di fare il più in fretta possibile, collego cavi e cavetti, preparo il nastro sul registratore Uher ma sul più bello mi accorgo di essermi dimenticato a terra il borsone col controller. Elena mi ha lanciato uno sguardo che credo di avere ancora la cicatrice, mi sono sentito una cacca di delfino (uno spray di merda). Ho capito allora (circa una settimana dopo il mio arrivo) che il lavoro del ricercatore è un lavoro. Dovevo trasformare quella che, nella mia testa, avevo immaginato essere una vacanza in un impegno ben preciso fatto di doveri e di regole.

Enrico Cabras

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Cicale e assioli, il respiro dei delfini, il ticchettare forsennato sulla tastiera del computer.

Elena Politi

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L’assenza di suoni della civiltà, soltanto pochi rumori naturali (onde, gabbiani, anatre, vento…). Per quanto riguarda i cetacei, ciò che ancora mi fa rabbrividire al solo pensiero è quando per la prima volta, in piedi su un gommone in mezzo al San Lorenzo con le cuffie in testa, ho sentito le vocalizzazioni di una balenottera azzurra. Un boato di frequenza bassissima che mi ha fatto tremare le ossa e vibrare il torace. Quasi non riuscivo più a respirare dallo stupore e l’emozione! Un altro suono unico è la potenza del primo soffio di una balena o delfino quando emergono, e la leggerezza degli spostamenti d’acqua quando si muovono in superficie. Balenottere che oltrepassano le 100 tonnellate di peso e quasi non si sentono quando si spostano in superficie con eleganza e leggerezza. Ci sono anche rumori sgradevoli, ma preferisco non nominarli.

D’inverno: la testiera del computer e il rumore della stampante.

Lucia Di Iorio

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Lo splash del gommone quando lo metti in acqua la prima volta. Il varo... comincia la stagione di ricerca. Il respiro di un tursiope dopo una lunga immersione. Il ‘prrr prrr’ di Barba Giorgos che raduna le pecore, e interrompe la quiete della mattina. Il motore fuoribordo a basso numero di giri la mattina all'alba: inizia una nuova giornata. Il primo ‘delfini!’ dopo ore di ricerca. Il rumore dell'ApeCar che si avvicina dal porto: stanno tornando i colleghi con notizie sull'avvistamento. Le cicale alle sei del mattino.

D’inverno il ‘bling’ del computer: hai un nuovo messaggio e-mail da leggere.

Stefano Agazzi

02 October 2007

Quali situazioni si prestano maggiormente a descrivere il tuo lavoro con i cetacei?


Il tempo passato alla ricerca dei cetacei, dove il minimo particolare ti fa sussultare come se avessi visto un tesoro; adoro tutta quell'attesa e la voglia di trovarli! E poi quando sporgendoti dal gommone li vedi a neanche due metri di distanza e l'unica cosa che ti separa da loro è un sottile strato di acqua. In quei momenti dimentichi il protocollo e sei così pieno di gioia per quello che stai vivendo che non capisci più nulla! L’inserimento dei dati al computer e la trascrizione delle registrazioni della giornata. Magari sei stanca morta e vorresti solo fare una doccia e andare a dormire, ma devi vedertela con la tua coscienza e così tiri avanti fino alla fine, e a tarda sera scopri di essere contenta per aver fatto e finito il tuo lavoro. I momenti in cui, sotto il sole a picco, fai manutenzione a qualcosa. Ti chiedi "Chi me lo fa fare di stare qui a grondare come un cubetto di ghiaccio nel forno, quando potrei andare a leggermi un libro?" ma sei comunque soddisfatta per quello che stai facendo.

D’inverno dedicare il tuo tempo libero al matching, le discussioni durante le riunioni in ufficio, tutti riuniti per migliorare il progetto. E-mail e telefonate con gli altri tetidi per decidere sui vari lavori da fare. Tutto il lavoro del mio amore/collega, che lo impegna in qualunque giorno, a qualunque ora, e finisce per coinvolgere anche me. E’ una cosa in cui crediamo entrambi ed è una grande fortuna che ci sia questa comprensione e condivisione.

Silvia Bonizzoni

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Fotoidentificazione e registrazione del comportamento.

Applicare il TDR avendo la possibilità di sapere cosa faceva l'animale una volta immerso è stato uno dei momenti più emozionanti della mia carriera.

Sabina Airoldi

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Il lavoro di campo l'ho in parte abbandonato, ma per me era essere sempre pronti, lavorare al meglio, ottenere l'ottenibile, sfidare la stanchezza tante volte, bruciarsi al sole ma non mollare, guidare il gommone in mezzo alle balenottere, lavorare in un team affiatato e organizzato, con cui poi rilassarsi e chiacchierare a lungo, godersi incontri spettacolari e non, trovarsi in mezzo al mare lontano dalla bolgia delle coste, senza notizie, aspettare il momento in cui tutti dormono e finalmente godersi in silenzio il mistero del mare di notte.

D’inverno mi dà molta soddisfazione dedicarmi finalmente a fare un pò di analisi dei dati, scrivere un lavoro, mi stimola guardare un catalogo di foto di balene e farmi venire in mente a cosa possono servire, cosa possono raccontarci in più di quanto non abbiano già fatto, quali aspetti possiamo descrivere partendo da questo.

Margherita Zanardelli

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Cuffia in testa, volume del registratore al massimo, posizione fetale con la testa tra le ginocchia, sguardi assassini a chi si prova a far rumore sul gommone. "Sento pochissimo, click, click, click train, moan, altro click train, silenzio, sono cinque minuti che l’idrofono è in acqua e avrò registrato si e no 10 secondi di suoni!" Poi alzi lo sguardo e magari vedi una madre col suo piccolo che risalgono a respirare a due metri dal gommone…

D’inverno: lunedì mattina, febbraio, soffia la bora e piove, non esisteva ancora l’imbarcadero dei Bacini e si scendeva alla Celestia, piccola deviazione per comprarti un panino (il pranzo), poi cominci la passerella, l’ombrello non lo puoi aprire altrimenti lo ritroveresti a Murano, sotto i tuoi piedi senti le lastre di cemento che si muovono, arrivi al portone, suoni ma nessuno ti apre, riesci ad entrare, arrivi in biblioteca, ti togli il giubbotto inzuppato d’acqua, ti fumi una sigaretta con Poga e Seba, riesci a riprenderti un attimo, arrivi al computer, vedi che avrai un centinaio di pubblicazioni da inserire nel database e pensi: "ma chi me lo ha fatto fare…". Poi alzi lo sguardo e vedi Seba che fa il matching, Franz che vorrebbe scroccarti una sigaretta e tristemente ti rendi conto che questa volta non hai risposte.

Enrico Cabras

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Il controllo di tutta l’attrezzatura prima di salire a bordo. La frenetica attività di preparazione a bordo quando si avvistano i delfini in lontananza. Il beep-beep implacabile dell’orologio-timer che suona ogni tre minuti. Uno scatto perfetto della macchina fotografica nel momento in cui emerge il delfino.

D’inverno colonne e colonnine ininterrotte di dati che scorrono sui fogli di Excel o su FileMaker. Le discussioni sull’ultima pubblicazione da scrivere. E ovviamente il matching!

Elena Politi

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Una scena tipica è quella di trascorrere ore e ore in mezzo al mare a motore spento con idrofono in acqua e cuffie in testa a cercare di sentire qualche vocalizzazione delle tante balene che si muovono in zona, oltre al rumore delle grandi imbarcazioni a motore. Quando ci si ritrova in mezzo a un gruppo di balenottere che al tramonto si alimentano in superficie mostrando i fanoni e le pinne laterali, e soffiano indisturbate tutto intorno, si dimentica la delusione di non aver registrato neanche un suono in tutte quelle ore! La caccia per tentare di scattare qualche foto utile da inserire nel catalogo è sicuramente un’altra situazione tipica del lavoro di campo.

Lucia Di Iorio

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L’uscita dal porto alla mattina quando albeggia. L’alba in mezzo al mare. I delfini che escono all'improvviso quando sei in panne, con le mani nel motore a ripararlo. I delfini comuni che si alimentano in superficie. Tirare su il retino e vedere che c'è una scaglia di pesce, utile per il mio lavoro. Fare un avvistamento mentre si è seduti in taverna a Mytikas e partire di fretta per raggiungere i delfini. Preparare tutta l'attrezzatura da ricerca. Scattare la foto "perfetta". Traguardare attraverso l'obiettivo della macchina fotografica e vedere spuntare il delfino lì dove aspettavi che uscisse.

D’inverno spedire, finalmente, un manoscritto... e aspettare il responso dei referee.

Stefano Agazzi

01 October 2007

'True' fishery catches


"(...) It may be useful to stress again that reconstructions of the sort presented here do not claim to provide 'true catches'. 'Truth' must remain elusive. But the catches presented in this report certainly represent an improvement over the present situation, and could thus be considered to move towards the 'likely true' catch levels. And often, this is all we can hope for: to improve on things."

Daniel Pauly
Director, Fisheries Centre

from the Director's Foreword of "Reconstruction of Marine Fisheries Catches for Key Countries and Regions (1950-2005)" Edited by Dirk Zeller and Daniel Pauly. FCRR 2007, Vol. 15(2).

27 September 2007

Pelagos, 17-23 settembre 2007


“Ma non era raro incontrare i capodogli nel Santuario?” ci chiede Akemi, una simpatica ragazza giapponese, dopo il quarto capodoglio della giornata.

Nei primi due giorni della crociera, l’intero equipaggio è stato costretto in porto da un forte vento da levante, ma giovedì mattina finalmente si esce in mare. Non passa un’ora dalla calata dell’idrofono che già abbiamo un contatto acustico… “Secondo me sono cinque! Ma no, non senti che a prua, lontano, ce n’è un altro? Guarda, lo si intravede anche nello spettrogramma!” -- Ben sei capodogli!

Quando sono così tanti diventa difficile registrare i dati per ogni singolo individuo, ma alla fine riusciamo a fotoidentificarne tre: due vecchie conoscenze, Bios e Walter, e uno nuovo che battezziamo Potter.

Il giorno successivo, tutti danno per scontato l’incontro con altri capodogli. La latitanza delle ormai “rare” stenelle striate comincia quindi a pesare, ma per fortuna ne avvistiamo un gruppetto proprio in prossimità di uno dei nostri colossi. Questo doppio incontro ci regala una bellissima registrazione mista: gli intensi click del capodoglio e i fischi e le “mitragliate” dei ticchettii dei delfini.

Nonostante gli sforzi dei ricercatori e i vari calcoli sui possibili spostamenti dei tre capodogli della giornata, riusciamo a foto-identificarne solo due: Gogo e Shreck, anch’essi già incontrati in passato. Vista la successione degli avvistamenti, una lunga lezione sull’acustica dei cetacei è d’obbligo, così Francesca, tesista del Centro di Biacustica dell’Università di Pavia, svela ai partecipanti i segreti di questa disciplina.

Sabato mattina partiamo con la speranza di incontrare qualche stenella, ma avvistiamo invece un gruppetto di sei grampi adulti, che Vittorio ci segnala essere quasi tutti individui mai incontrati prima.

Ci rimettiamo in rotta, e di nuovo sentiamo un capodoglio! Si tratta di “Fourty”, un individuo chiamato così perché avvistato per la prima volta da Sabina nel giorno del suo quarantesimo compleanno. Alla prima emersione lo fotoidentifichiamo, registriamo le vocalizzazioni, il comportamento, e raccogliamo anche un campione di feci. Alla seconda, il gommone, con a bordo Sabina, Veronica, Vittorio e tutto il loro armamentario di macchine fotografiche e videocamere, è già in acqua.

Dopo una lunga immersione, Fourty affiora a un chilometro da noi e, mentre ci avviciniamo, si esibisce in un salto e poi in un paio di strani tail slap, che lo vedono girarsi su se stesso. Vista la situazione, decidiamo di monitorare con attenzione lo strano comportamento dell’animale. Lo raggiungiamo e lui si avvicina tranquillo al gommone. Con il respiro affrettato per l‘emozione, iniziamo a scattare immagini e a girare video, e quando lui tira fuori la coda per iniziare un’altra immersione, capiamo la ragione delle sue evoluzioni aeree: una grossa lampreda è saldamente attaccata alla parte terminale della coda.

Il team CSR

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This was an incredible experience for me. I’m so happy to see lots of sperm whales, Risso’s dolphins, and striped dolphins. However, I should mention that it was not only cetaceans who made me happy here. Life on the boat is so fun with nice people. All the researchers were so helpful and informative and I really appreciate their effort. I feel it was a very well balanced program. I also appreciated that they involve us in the research, includine sighting shifts and recording whale blows.

I hope that more Japanese will come and visit animals in the water and people on board. Life with European people itself is fun, and you will surely have an unique experience. I think I will come back next year, or go to the other project in Greece. Thank you so much everyone in CSR19 for sharing a great experience!


Akemi from Tokyo, Japan

26 September 2007

Pelagos, 20-26 August 2007


The fifteenth course of the CSR research project was full of emotional encounters, despite the fact that rain kept the whole team in port on the first day. A beautiful sighting of Risso’s dolphins was the start of the week’s encounters and these continued with as many as three fin whale sightings.

During one of these occasions, our enthusiasm was quickly transformed into grave concern because of a ferry approaching fast, right on a whale’s route. Luckily, collision was avoided by a few meters and the whole team let out a sigh of relief. We cheered up when the return to port rewarded us with another Risso’s dolphin sighting.

The other days were even better…

One day we were involved in collecting data for fin whale and sperm whale and we ended with a great sighting of striped dolphins in the sunset.

The following day we had two more fin whale sightings. As evening fell, around 30 miles from the French coast, the hydrophone revealed the clicks of a sperm whale in the distance, and we were able to follow the animal and photo-identify it. We thought this animal was the last of the day, but we heard other clicks and suddenly, a sperm whale breached. At the same time, right next to our astonished team, two more individuals emerged. Their heads rose up out of the water, looked at Pelagos (our boat) using impressive spy-hopping. Then the animals swam alongside each other, showing tails and dorsal fins.

They repeated this magical “dance” whilst the sun set behind the mountains of Provence. In the meantime, Pelagos remained still, with her audience of silent and awed spectators watching an opening night performance.

During the two hours spent in the company of sperm whales at the surface, the team continued to collect behavioral and acoustic data, minute after minute, without missing a moment of what was going on in front of their eyes. No one had expected such a spectacular show!

The CSR team

16 September 2007

Tethys in Greek mythology


In Greek mythology, Tethys (Greek Τηθύς), daughter of Uranus and Gaia, was a Titaness and sea goddess who was both sister and wife of Oceanus.

She was mother of the chief rivers of the world known to the Greeks, such as the Nile, the Alpheus, the Maeander, and about three thousand daughters called the Oceanids.

Considered as an embodiment of the waters of the world she may be seen as a counterpart of Thalassa, embodiment of the sea.

(adapted from Wikipedia)

15 September 2007

What does the common dolphin (and of course other dolphins) mean to you personally?


(one of a series of questions posed to the Tethys president during a recent interview)

Common dolphins are quintessential expressions of beauty and grace in the marine environment. They are elegant and highly-evolved marine mammals that are tightly interconnected with their habitat. As long as they are there, and they are doing well, you know that the sea is alive and you can expect to find a number of other marine creatures all around. Tuna and swordfish, and of course their main prey: anchovies and sardines.

When I started studying common dolphins at Kalamos, these animals would surround our boat every day and swim in its wake. It was the marine equivalent of the Garden of Eden. Today, after the apple was stolen, we see common dolphins once a month. Their formerly healthy population has been reduced by one order of magnitude in only ten years. Common dolphins have become a symbol of how the most beautiful marine environment can be quickly devastated and corrupted by human activities, in the interest of a handful of commercial fishermen.

Giovanni Bearzi

14 September 2007

What has been the greatest success of your engagement?


(one of a series of questions posed to the Tethys president during a recent interview)

I wish I could say actual protection of the animals I have been studying, but this would be far too optimistic.

A Marine Protected Area has been created recently with the intention of protecting bottlenose dolphins around Losinj, 16 years after our initial proposal. But I wonder if the animals there have noticed.

Kalamos has become an Area of Community Importance (Natura 2000) and common dolphins living there make the theoretical conservation targets of international agreements and recommendations. But the dolphins certainly haven’t noticed.

I did my best to promote dolphin conservation in several Mediterranean areas, but has anything happened? At best, I may have contributed to a microscopic increase in public and institutional awareness. Maybe.

So, perhaps the greatest success of my engagement has been influencing the choices of a number of young people and students, who eventually decided to devote their life to cetacean research and conservation. Several excellent people around me claim to have been inspired by my own work (as much as I myself have been - and still am - inspired by the work of my mentors). This makes me proud, and gives a meaning to what I am doing.

In addition, I’m happy to have been working with the Tehys Research Institute for two decades, giving my share to let this ship navigate over troubled waters in a rather hostile Italian reality.

Giovanni Bearzi

13 September 2007

Pelagos, 3-9 settembre 2007


Che settimana straordinaria! Non ci sono altre parole per definire gli ultimi sette giorni trascorsi a bordo di Pelagos.

Nonostante un giorno fermi in porto a causa del maltempo, abbiamo collezionato ben venti avvistamenti. Tre avvistamenti di capodoglio per un totale di quattro animali fotoidentificati, tre avvistamenti di balenottera comune, ben tredici avvistamenti di stenella e, dulcis in fundo, meraviglia delle meraviglie, uno stupendo avvistamento di globicefali.

Si tratta di una specie ancora poco studiata e conosciuta nell’area del Santuario Pelagos, dove gli incontri sono piuttosto rari. L’avvistamento di questa settimana è infatti l’unico effettuato negli ultimi tre anni dai ricercatori dell’Istituto Tethys.

All’inizio dell’avvistamento, a causa della lontananza del gruppo, si era pensato a un gruppo di grampi ma non appena l’inconfondibile sagoma della pinna dorsale è risultata pienamente distinguibile, lo stupore e l’emozione di tutti a bordo sono divenuti evidenti.

Sei adulti, un giovane e un piccolo, per un totale di otto animali. Tra i ricercatori e i partecipanti è iniziata la suddivisione dei compiti e in pochi minuti ci siamo attivati per la raccolta dei dati. Due persone registravano il comportamento, due le respirazioni, due erano pronte a raccogliere minuscoli campioni di pelle, due intente nella fotoidentificazione degli individui, e uno alla parte acustica. Nel corso dell’avvistamento è stato anche raccolto un campione di feci, al fine di ottenere informazioni sulle abitudini alimentari dei globicefali in quest’area.

A raccolta dati terminata, ci siamo goduti ancora per qualche minuto lo spettacolo e poi, con l’immagine dei globicefali ancora negli occhi, ci siamo rimessi alla ricerca di altri animali.

Non molto tempo dopo è stato rilevato acusticamente un capodoglio – il quarto della settimana - che è stato avvistato non molto lontano mentre il sole tramontava. A fine giornata, esausti ma felicissimi, ci siamo diretti in porto. Un ringraziamento molto sentito va a tutti i volontari a bordo, che hanno assistito il team di ricercatori Tethys con molto interesse e partecipazione.

Il team CSR