31 January 2009

We are 23 years old !


31 January 1986 – 31 January 2009

Tethys celebrates its 23rd birthday.

30 January 2009

Aerial survey in the Pelagos Sanctuary: message from the field


Today 21 striped dolphin sightings, glassy sea for most of the day.

Fin whales seem completely disappeared from the Sanctuary.

SP

(click on image to expand)

Tethys field station in Galaxidi now completed


The new field station in Galaxidi, on the Gulf of Corinth, is finally ready.

The small apartment for Ionian Dolphin Project staff members has been completed (photo in this blog) and it now looks as welcoming as the adjacent area that houses project participants (see more photos
at: photo_idpc_base.htm).

Work with volunteers will start in April - please consider joining us in Greece and sharing with us the excitement of this new enterprise!

Giovanni Bearzi

29 January 2009

Aerial survey in the Pelagos Sanctuary: message from the field


All is proceeding here in Corsica. The weather has been horrible and we had to wait almost a week before being able to fly a few transects.

Attached is a figure with an update of the tracks covered so far (click on image to enlarge). The forecast is good for the next three days and we plan to work on the north part tomorrow (C68-C63), finish the west part on Friday and complete the east section on Saturday, including the 'bad weather' tracks.

Then a few fronts are coming in, starting Sunday and they may last up to a week. I have herefore decided to leave Bastia and go home for a week or ten days, until the weather gets better. The pilot has also some commitments in La Rochelle, so all fits well.

Sightings have not been very many, 34 striped dolphin sightings up to now, and just a couple of Tursiops. Still no whales at all.

Simone Panigada

28 January 2009

Aerial survey in the Pelagos Sanctuary: message from the field


Everything goes well - finally the weather is good. We fly and we sight.

We made 44 sightings of striped dolphins, but still no fin whales.

Today we are going to complete the west sector of Corsica.

Yesterday beautiful sighting of striped dolphins (click on photo to enlarge).

Simone Panigada

23 January 2009

Ma dove sono finite le “piatte” di gennaio?


Prima di decidere le date definitive del survey aereo alla ricerca delle balenottere comuni e stenelle striate del Santuario Pelagos - previsto per il periodo invernale - abbiamo a lungo raccolto informazioni circa lo stato del mare e del vento nei vari mesi. Dopo diverse chiacchierate con meteorologi, pescatori, comandanti di traghetti, piloti di aerei, velisti, abbiamo riscontrato un ampio consenso: "Gennaio è di gran lunga il mese migliore per un survey aereo come quello che vi promettete di fare".

Questo è stato per mesi il leitmotiv che ci siamo sentiti ripetere dalle persone contattate. I pescatori dell’Asinara raccontavano di settimane di mare calmissimo, tanto che proprio in gennaio riescono a pescare i ricci di mare dalla barca e organizzano un festival dedicato a questi echinodermi. I meteorologi ricordavano giorni e giorni di calma piatta e alta pressione in tutto il nord Italia: mi dicevano che gennaio è caratterizzato da nebbie fitte in pianura padana, tipiche di una situazione di pressione alta e costante, che in mare si manifesta con condizioni ideali per un monitoraggio aereo. Il pilota del Partenavia P68 che utilizziamo per la ricerca diceva che non avremmo potuto scegliere periodo migliore e anche a lui risultava che gennaio fosse proprio il mese ideale.

Ebbene, dopo 14 giorni trascorsi in Corsica, sempre all’erta per decollare e riuscire a portare a termine uno o due transetti, ancora non abbiamo avuto nemmeno un assaggio di queste condizioni anticicloniche. Il mare e il vento sono stati implacabili, con previsioni pessime e condizioni proibitive per il volo e l’avvistamento.

La figura in qusto post (fare click per espanderla) mostra le previsioni per domani, sabato 24 gennaio, con il Mar Ligure interessato da vento da nord-ovest, il famigerato Mistral, con punte fino a forza 10 della scala Beaufort (tempesta con vento fino a oltre 100 km/h)

Ma dove sono finite le calme piatte di gennaio?!

Simone Panigada

22 January 2009

The new field station of Tethys in Greece


One more "message from the field" from another part of the Mediterranean...

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After ten days of hard work we are seeing the light at the end of the tunnel - the new field station in Galaxidi, on the Gulf of Corinth, is almost ready. We are still working in the staff headquarters and the patios, but the space for volunteers has come out quite nice.

In the photos posted here you can see how it was at our arrival. Photos of how it is now can be found at:

photo_idpc_base.htm

We also posted some new photos of the area:

photo_idpc_area.htm

photo_idpc_life.htm

We managed to get cable connection and set up our private mooring facilities.

So far so good :-)

Giovanni, Silvia and Joan

21 January 2009

Aerial survey in the Pelagos Sanctuary: a message from the field


Posted below is the latest "message from the field" sent in by the researchers engaged in the aerial survey of cetaceans in the Pelagos Sanctuary: Simone Panigada, Giancarlo Lauriano and Nino Pierantonio.

(click on image to expand)

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Hi everybody,

for those of you who are interested, I am sending an updated figure with the tracks covered so far and the striped dolphin sightings (white square).

We saw a basking shark yesterday in the Asinara gulf.


All is going fine, still no fin whales, but we have hope for the north-western part of the Sanctuary.


The weather has not been great so far, we manage to fly only 3-4 hours per day due to bad weather conditions, while we could easily fly for 7-8 in good and calm weather.


Today we are not going out, we hope to be able to fly tomorrow.


Eleonora de Sabata, a friend and journalist from Rome, has been with us for the week end, and will write some articles for the Italian media.


Best regards,


Simone, Giancarlo and Nino

18 January 2009

Survey aereo nel Santuario


Nel nuovo Blog di Eleonora De Sabata potete trovare gli ultimi aggiornamenti sul survey aereo che l'Istituto Tethys sta svolgendo nel Santuario dei Cetacei.

Per maggiori informazioni sul survey aereo:
http://www.tethys.org/projects/Pelagos/index.htm

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Foto: Eleonora De Sabata
http://med2009.wordpress.com/

17 January 2009

Tonno rosso: collasso vicino


Se ne pescano troppi. Specie sempre più a rischio

Tra tutti gli esempi di mal gestione delle risorse della pesca, quello del tonno rosso mediterraneo è forse, a livello globale, tra i meno edificanti.

Thunnus thynnus, che non è quello che popola le scatolette (T. albacares), è un pesce molto speciale. Con una lunghezza di oltre tre metri e il peso di oltre 600 kg è uno dei più grandi pesci esistenti; le sue forme idrodinamiche e la sua capacità di termoregolare gli consentono alte velocità ed estese migrazioni, che lo portano dalle acque tropicali a quelle artiche. La specie consta di due popolazioni, una delle quali si riproduce nel Golfo del Messico, l’altra nel Mediterraneo; qui ha alimentato per secoli un’attività di pesca di grande valore culturale ed economico, effettuata mediante labirinti di rete - le tonnare - disposte lungo i suoi percorsi migratori.

Dunque il tonno rosso è una delle ricchezze più significative e importanti del Mediterraneo, sia dal punto di vista ecologico che da quello economico, che bisognerebbe conservare gelosamente, e il cui sfruttamento dovrebbe essere gestito con grande cura. In realtà, la combinazione tra l’elevatissimo valore commerciale delle sue carni - considerate prelibate dai cultori del sushi dall’altra parte del pianeta - e l’assenza di un’efficace politica di gestione della pesca in Mediterraneo stanno decretando l’estinzione innanzitutto della tradizione alieutica, e in secondo luogo del tonno stesso.

I primi segni di sofferenza dello stock apparvero alla fine degli anni ’60, quando i sistemi di pesca tradizionali vennero sostituiti dalle più moderne reti a circuizione (dette “tonnare volanti”), molto più efficienti, ma anche più distruttive. Malgrado le misure di conservazione introdotte a partire da quell’epoca, il tonno rosso ha continuato imperterrito il suo declino. La popolazione occidentale è oggi ridotta al 13% rispetto al 1975, quando era già impoverita, mentre quella orientale, che si riproduce in Mediterraneo, è già scomparsa dal Mar Nero e dal Mare del Nord.

Il motivo di tanta incapacità gestionale da parte dei governi interessati è semplice. Lo stato di diritto in cui ci crogioliamo evidentemente nulla sembra potere di fronte al gigantesco giro di interessi economici, secondo alcuni in parte malavitosi, legato allo sfruttamento del tonno e alla sua commercializzazione soprattutto in Giappone, dove se ne consuma il 40% del pescato globale e dove raggiunge prezzi vertiginosi (un singolo tonno è stato venduto a Tokyo per 150.000 dollari!).

Oggi non tutti i tonni catturati vanno immediatamente sul mercato; per il 90% vengono stabulati in grandi gabbie galleggianti, dove vengono ingrassati e macellati successivamente. La riduzione del prezzo ottenuta mediante tale espediente ha reso il prodotto accessibile a un mercato ben più vasto, facendo lievitare la domanda.

Di fronte all’onda di piena è servito a ben poco stabilire delle quote da parte dei governi, puntualmente eccedute dalle catture illegali e non riportate. Per di più, una volta introdotti nelle gabbie - pratica per lo più svolta in alto mare, lontano da qualsiasi monitoraggio - i tonni diventano legalmente oggetto di post-produzione, per cui la loro sorte non è soggetta alle regole internazionali della pesca.

Secondo una stima del WWF, la quantità di tonni oggi pescata nel Mediterraneo è il triplo di quella che la popolazione può sostenere, e il suo collasso è pertanto soltanto questione di tempo. Di fronte all’impotenza delle autorità, l’unica soluzione, secondo alcuni, risiede nella pressione da parte dei consumatori. In tal senso, esemplare è stata la decisione del gruppo francese Auchan, che ha sospeso la vendita di tonno orientale notando che mentre la scienza raccomandava un tetto di 15.000 tonnellate, le autorità ne concedevano 29.500, peraltro abbondantemente superate dalla pesca illegale. Tuttavia, viene da chiedersi come possa funzionare tale meccanismo in un mercato lontano, ma di fondamentale rilevanza, come quello del Giappone.

Giuseppe Notarbartolo di Sciara

Articolo tratto da Rivista della Natura n. 5/2008

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Disegno di Massimo Demma

10 January 2009

Aree Marine Protette


Una nave senza timone... va a scogli. Così accade ai santuari di biodiversità, se dopo l’istituzione non sono gestiti.

Nella cassetta degli attrezzi di chi si occupa di tutela del mare, le aree marine protette (AMP) occupano un ruolo di primo piano, anche se non l’unico. I Paesi del Mediterraneo – soprattutto Spagna, Italia e Francia, ma anche Israele e Turchia – hanno fatto grande uso di AMP per tutelare i loro ambienti marini più importanti, ricchi di biodiversità e vulnerabili.

Creare e gestire AMP in maniera efficace non è facile, perché l’impresa richiede esperienza, dedizione e considerevole impegno di risorse umane e finanziarie. Ciononostante, in moltissimi casi il gioco vale la candela.

Tanti sono gli ingredienti necessari al successo di una AMP, ma due sono più importanti degli altri. Il primo è il consenso. Se si cerca di istituire un’AMP andando in contropelo alla gente del luogo, si fa dieci volte la fatica con un decimo del risultato. Nell’ultimo decennio è andata via via affermandosi la consapevolezza che un’AMP può portare considerevoli vantaggi locali, per cui oggi è possibile assicurare, non solo il favore, ma anche il coinvolgimento dei diretti interessati nel progetto di tutela; i quali ne dovrebbero essere, idealmente, i protagonisti. Al contrario, anni fa le AMP erano viste dai locali come una prevaricazione e una mal tollerata imposizione di vincoli da parte dello Stato, ed erano botte da orbi a tutto scapito della tutela del mare.

Dunque, occorre che vi sia una convergenza, un bilanciamento tra l’azione dall’alto (top-down) dei poteri centrali, che conferiscano all’AMP la corretta collocazione giuridica e la necessaria stabilità istituzionale, e quella dal basso (bottom-up), che assicuri che il provvedimento sia localmente sentito, desiderato e mantenuto nel tempo. Risultato ottenibile solo mediante una combinazione tra una paziente azione di sensibilizzazione ed educazione e fatti concreti.

Il secondo ingrediente essenziale è che l’AMP deve essere gestita. Scriveva Randall R. Reeves, grande esperto di conservazione dei mammiferi marini, che un’area protetta senza piano di gestione è come una nave senza timone. Sembrerebbe cosa ovvia, ma la realtà è che delle oltre 100 AMP censite in Mediterraneo soltanto il 40% ha oggi un piano di gestione approvato e in fase di attuazione. Questo significa che gran parte delle AMP istituite in Mediterraneo non protegge un bel niente, se non sulla carta.

In realtà è impensabile che qualsiasi organismo possa svolgere un ruolo delicato come quello di una AMP senza un direttore, uno staff, delle strutture, i necessari poteri e un minimo di risorse umane e finanziarie. Solo con questi mezzi sarà possibile formulare un piano di gestione che fissi degli obiettivi, delinei le azioni necessarie a raggiungerli e identifichi degli indicatori con cui periodicamente misurare l’efficacia delle azioni e il raggiungimento degli obiettivi – come ormai si fa di routine in tutte le aree protette del mondo degne di tal nome.

Un esempio tra tutti ce lo fornisce il Santuario Pelagos per i cetacei, istituito nel 1999 da un trattato tra Italia, Francia e Monaco. Pelagos potrebbe essere, e speriamo sarà, una straordinaria occasione di innovazione nel campo della tutela ambientale marina, sotto il profilo giuridico, scientifico e di comunicazione. Gode perfino di una decorosa dotazione economica grazie ai fondi stanziati dal Parlamento italiano nella legge di ratifica. Tuttavia, le complesse funzioni di gestione sopra citate non possono essere svolte semplicemente dal Segretario del trattato, per quanto grande possa essere la sua buona volontà. Il rischio reale a cui stiamo andando incontro per questa carenza di governance è che Pelagos perda la sua credibilità e che la nave senza timone vada a finire sugli scogli facendo più danni che se non fosse mai esistita.

Giuseppe Notarbartolo di Sciara

Articolo tratto da Rivista della Natura n. 1/2008

Foto: Marina Costa / Tethys

09 January 2009

The largest Marine Protected Area


The US is going to establish the world's largest oceanic protected area in the Pacific.

The area will span about 190,000 square miles in the Pacific Ocean and will include the so-called ‘trio of marine national monuments’: the Mariana Trench and Northern Mariana Islands, the Rose Atoll in American Samoa and a chain of remote islands in the Central Pacific.

The area covered include some of the most remote islands and some of the most biologically diverse places on the planet including coral reefs and atolls, undersea volcanoes, hot seafloor vents and submarine pools of sulphur thought to be unique on earth.

In this part of the Pacific Ocean fishing will be probably banned or limited in many island areas, volcanoes and hydrothermal vents along the ocean floor beneath the Mariana Islands will also be protected.

Silvia Bonizzoni

Photo: Marina Costa / Tethys

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For more information:
http://www.telegraph.co.uk
http://news.bbc.co.uk
http://www.globaloceanlegacy.org

08 January 2009

Whale and dolphin courses in the Mediterranean Sea


See the Call

Tethys just issued a Call for its field courses in 18 languages, including Arabic, Chinese, Croatian, Catalan, Danish, Dutch, English, French, German, Hebrew, Hindi, Hungarian, Italian, Portuguese, Serbian, Slovak, Spanish and Swedish.

07 January 2009

Primo survey invernale sui cetacei del Santuario Pelagos


Nel mese di gennaio 2009 l'Istituto Tethys svolgerà il primo censimento invernale dei cetacei nel Santuario Pelagos, effettuato da uno speciale aeroplano al fine di fornire informazioni sulla presenza, distribuzione e abbondanza dei cetacei in una stagione in cui le conoscenze sono molto scarse.

Lo studio produrrà una stima della densità e abbondanza assoluta delle due specie più frequenti nelle acque del Santuario nel periodo invernale, la stenella striata - un piccolo delfino - e la balenottera comune, che con i suoi 18 metri di lunghezza è il più grande cetaceo del Mediterraneo.

Il progetto si svolge nell’ambito di un ampio programma di ricerca nelle acque del Santuario finanziato dal Ministero dell’Ambiente. Coordinatore e responsabile scientifico del progetto è Simone Panigada, Vicepresidente dell’Istituto Tethys. Al censimento parteciperà anche Giancarlo Lauriano, ricercatore dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

“L’area interessata dal monitoraggio aereo coprirà l’intero Santuario Pelagos, ovvero le acque comprese tra la costa ligure e toscana e le isole di Corsica e Sardegna“ - spiega Simone Panigada. “Abbiamo preferito un aereo perché, rispetto alle imbarcazioni utilizzate di solito per la ricerca sui cetacei, è un mezzo che dipende di meno dalle condizioni meteorologiche e permette di ottimizzare la raccolta dei dati concentrando le uscite in poche giornate caratterizzate da condizioni meteo-marine favorevoli e buona visibilità”.

L’utilizzo di un aereo consentirà all’Istituto Tethys di coprire accuratamente l’intera area del Santuario e di ottenere dati più robusti in un periodo come quello invernale, caratterizzato da frequente maltempo.

L’aereo utilizzato sarà un Partenavia P-68 equipaggiato conspeciali finestrini “a bolla” che consentiranno ai ricercatori di scrutare il mare sottostante. Questi piccoli aerei bimotore sono ideali per questo tipo di ricerche e già ampiamente utilizzati nell’ambito di survey su balene e delfini in acque extra-mediterranee.

Questo primo censimento aereo invernale avrà anche lo scopo di identificare la presenza di habitat critici per i cetacei e fornire indicazioni utili alla gestione di quest’area protetta.

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http://www.tethys.org/projects/Pelagos/index.htm

06 January 2009

A question to Bernd Würsig


Q:
What do you enjoy most about your career?

A: Bright inquisitive promising students who care about nature and life, probably like you.



From http://www.marinebiology.edu/WursigQuestions.htm

Bernd Würsig is Regents Professor of Marine Mammalogy & Director of the Marine Mammal Research Program, Texas A&M University