26 January 2012

Dona un click!


Aiutate i ricercatori impegnati per la conservazione dei cetacei del Mediterraneo con una donazione... che non costa nulla. Tethys partecipa infatti a una iniziativa per la raccolta di fondi chiamata 1-click-donation. Ogni click è un voto, e la onlus che ne riceve il maggior numero otterrà un contributo di 5000€ dagli sponsor per le proprie attività.
Si può fare in due modi: attraverso facebook o direttamente sul sito dedicato.
Da Facebook scegliete prima di tutto "mi piace" per la pagina; in questo modo il voto vale il doppio. Poi, in basso, scegliete come ONLUS preferita l’Istituto Tethys, cliccando “mi piace”.
Dal sito clicca "mi piace" per Tethys, oppure vota via e-mail.
Infine, spargete la voce, aiutando così l'Istituto a realizzare questo traguardo. C’è tempo fino al 29 febbraio. Non costa nulla ma può fare la differenza.

Donate a click !


Help researchers concerned with cetacean conservation by donating ...without spending a penny. Tethys is participating to a fund-raising initiative named 1-click donation. Each click is a vote, and the NGO with more clicks receives a €5.000 donation by sponsors.
This can be done either from facebook or from the dedicated web site.
From Facebook choose Tethys as your favourite NGO clicking I like it. If you press “I like” the page before, your vote will be doubled. Please join us in the quest for more clicks and support our projects.
From the web site choose "mi piace" for "Tethys" or vote by e-mail.
Please, share the link with all your friends; there is time until February 29th; it won't cost you a penny but it can make the difference. Thank you!

18 January 2012

Concordia: una bomba per l'ambiente in pieno Santuario dei cetacei



C'è una stolta "immunità al pensiero preventivo" di cui fanno le spese delle vite umane - e ora, probabilmente anche l’ambiente: solo una sottile paratia di metallo separa una enorme quantità di combustibile dal pregiato ecosistema del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e del Santuario Pelagos per i mammiferi marini del Mediterraneo. Così scrive Giuseppe Notarbartolo di Sciara su "Il fatto quotidiano" nel suo commento sulla tragedia del'isola del Giglio.
Leggi l'articolo
foto Reuters

16 January 2012

A hope for Manta rays - Un raggio (di speranza) per le razze


Da qualche tempo si parla di finning e della pesca indiscriminata agli squali, ma pochi sanno che altri loro stretti "parenti" stanno correndo un grave pericolo: le mante, grandi razze filtratrici, e le più piccole mobule, rischiano di scomparire a causa di una pesca assolutamente insostenibile. L'allarme viene lanciato da Shark Savers e WildAid (due organizzazioni dedicate rispettivamente alla salvaguardia delle popolazioni di squali e di razze, e alla riduzione del consumo di prodotti da animali selvatici), con un rapporto chiamato "Manta Ray of Hope (un gioco di parole basato sull'inglese ray che si usa sia per Manta ray - manta - che per ray of hope - raggio di speranza).
Il rapporto documenta per la prima volta il declino a livello mondiale di mante e mobule a causa del commercio delle branchie; è infatti in grande aumento sui mercati asiatici la domanda di branchie di mobulidi che, bollite e seccate, vengono vendute per le presunte (ma tutt'altro che confermate) virtù terapeutiche.
Perché questa pesca è ancor meno sostenibile di quelle a carico di specie più tradizionali? Perché si tratta di animali molto grandi, quindi relativamente poco numerosi, ma soprattutto dal ciclo vitale molto lungo, e dalla riproduzione molto lenta. Le mante non depongono centinaia né migliaia di uova, bensì possono avere solo un piccolo alla volta ogni due o tre anni; quindi pur essendo pesci, la loro biologia è molto simile a quella dei mammiferi.
E proprio come nelle balene, una manta varrebbe più da viva che da morta, come rileva "Manta Ray of Hope", se è vero che il mercato delle branchie ha un valore di 11 milioni di dollari, che può sembrare ingente, ma è poco più di un decimo di quello turistico: il nuoto con questi spettacolari e mansueti animali infatti è un'attrazione per subacquei e apneisti nei posti più rinomati - basti pensare alle Maldive.
Tethys, che ha condotto studi anche sulle mobule del Mediterraneo, partecipa alla battaglia per la conservazione delle mante. Giuseppe Notarbatolo di Sciara, Presidente, che a "Manta Ray of Hope" ha collaborato personalmente, commenta: "Quello che sta succedendo a questi bellissimi animali è scandaloso".
Maddalena Jahoda
Vedi il video sul sito di "Manta Ray of Hope"
Scarica il rapporto (entrambi in inglese)

ING: "Manta Ray of Hope - The Global Threat to Manta and Mobula Rays" is a recently released report which details the plight of rapidly disappearing manta and mobula species due to extreme fishing pressure, that is largely unknown by the general public or conservationists. It is a joint initiative by international conservation organizations Shark Savers and WildAid with the participation of top field investigators. The comprehensive report documents worldwide manta and mobula declines due to the trade in their gills, a fact that is driving mantas and mobulas to the point of potential population collapse.
The destruction of ray populations is the result of demand for their gill rakers, with an estimated market value of $11 million annually. That is a fraction of the value of manta and mobula ray tourism, which is estimated at over $100 million per year, globally. Mantas and mobulas are one of the most sought-after underwater attractions for divers and snorkelers.
Manta and mobula ray populations are severely impacted by any targeted fishing because they have extremely limited reproductive biology. These rays can take ten or more years to reach sexual maturity and typically produce only one pup every two to three years.
The gills of manta and mobula rays are dried and boiled for preparation as a health tonic that is purported to treat a wide range of ailments. Yet the report’s researchers did not find the gill raker remedy listed in the official Traditional Chinese Medicine manual.
Shark Savers' mission is to save the world’s dwindling shark and ray populations, while WildAid focuses on addressing the human threat to wildlife. The Manta Ray of Hope Project is a joint initiative that includes top field investigators, leadings scientists and researchers, all working together to further the conservation of manta and mobula rays; Tethys, which is conducting research also on Mobula rays in the Mediterranean, collaborates to the project. "What is happening to these wonderful animals is outrageous" says Giuseppe Notarbartolo di Sciara, Tethys' President.
Watch the video about "Manta Ray of Hope"
Download the report

picture by Manta Ray of Hope / Shark Savers / WildAid

13 January 2012

Ma per altri le balene non hanno prezzo


La proposta di un gruppo di ricercatori su Nature di stabilire un prezzo per ogni balena (vedi l'articolo precedente, balene in vendita) ha suscitato un'accesa discussione. I fautori della proposta sostengono che in questo modo gli ambientalisti potrebbero tutelare i cetacei "comprandoli" dai cacciatori, ma non tutti sono d'accordo. Sul sito della rinnomata WDCS (Whale and Dolphin Conservation Society) si spiega il perché. Ci sono motivi etici ma anche strategici e pratici: si rischierebbe di risvegliare l'interesse anche in altri Paesi potenziali cacciatori come la Cina e la Corea del Sud - e al Giappone non parrebbe vero vedere la domanda impennarsi artificialmente.
Inoltre stabilire delle quote può essere rischioso: come insegna il settore della pesca, queste sono spesso dettate più da motivi politici che scientifici. Un altro argomento è che lo sfruttamento da parte dell'uomo di animali dal ciclo vitale estremamente lento come quello dei cetacei è del tutto insostenibile. Ed infine, sostengono sempre alla WDCS, resta il fatto che l'uccisione di grossi cetacei resta una pratica crudele e disumana. M.J.
Leggi l'articolo (in inglese).

US researchers proposed, in the journal Nature, that the introduction of tradable quotas for catching whales could reduce the number of whales killed each year. Moreover, they say, this would possibly allow environmental groups to effectively buy whales in order to save them.
The Whale and Dolphin Conservation Society, WDCS, has questioned those suggestions for both ethical and practical reasons. Following article tells why it wouldn't work, according to WDCS.

12 January 2012

Balene in vendita


L'aveva già immaginato, anni fa, Jeremy Cherfas, giornalista esperto della moderna caccia baleniera; ora l'idea è stata riproposta da tre ricercatori americani sulla prestigiosa rivista scientifica "Nature": stabilire un prezzo per le balene, e metterle "in vendita". Le potrebbero comprare le associazioni ambientaliste per tutelarle, oppure i cacciatori - e in quest'ultimo caso il controllo sarebbe, se non altro, più efficace degli attuali bandi internazionali.
Sarebbe un modo per aggirare quella che Cherfas aveva descritto come "tragedia delle risorse comuni": chi sfrutta una risorsa che apprtiene a tutti (cioè uccide una balena) ne ricava un profitto enorme, mentre la perdita è talmente distribuita da non venire percepita come reale danno. In altre parole, le balene non "appartengono" a nessuno e di conseguenza chiunque se ne può appropriare, con il risultato che nessuno è sufficientemente motivato a salvaguardarle.
"Stabilire un mercato delle balene, dice Giuseppe Notarbartolo di Sciara, Presidente di Tethys, è una formula interessante, che andrebbe studiata per molti altri elementi minacciati del nostro ambiente, marino e non."
M.J.

Leggi l'articolo sul Corriere delle Scienze


Il libro di Jeremy Cherfas è "Il canto delle balene", ed Geo

10 January 2012

Marine debris and marine mammals: what can be done?


Curious marine mammals such as sea lions may get entangled in manmade debris which can lead to severe injury or death. The 10 minute video “Entanglement of Steller Sea Lions in Marine Debris: Identifying Causes and Finding Solutions” depicts what happens to entangled Steller sea lions in Southeast Alaska and British Columbia and explains why consequences are so severe. The video explores the types of debris that Steller sea lions encounter, where it comes from, and what steps can be taken to reduce entanglements: what can we do to eliminate this threat?
Watch the video
A warning to sensitive viewers: some of the entanglement images may be disturbing.

3 January 2012

Buon Anno a un Pianeta da salvare


"C'è ancora tanto da salvare sul pianeta, e in mare in particolare. Anche per questo bisogna continuare a lottare", scrive, tra l'altro, Giuseppe Notarbartolo di Sciara, Presidente di Tethys, nel suo augurio di Buon Anno su "Il fatto quotidiano".

19 December 2011

How can MPAs protect monk seals?

To gather updated information on the status of both the Hawaiian and Mediterranean monk seals within their respective ranges, and in particular to explore ways in which marine protected areas can be used to protect these critically endangered mammals was the main purpose of a workshop on monk seal conservation issues organised within the framework of the second International Conference on Marine Mammal Protected Areas, held in Martinique from 7-11 November 2011. Nine experts from eight countries contributed to the workshop, which was coordinated by Giuseppe Notarbartolo di Sciara.
http://www.monachus-guardian.org/wordpress/2011/12/10/workshop-report-from-martinique/

15 December 2011

AUGURI DA TETHYS




Befriend a whale of the Mediterranean and help research and conservation

Fai amicizia con un capodoglio del Mediterraneo e aiuta la ricerca e la conservazione


13 December 2011

Pescatori per l'ambiente


I pescatori di Torre Guaceto hanno avuto la "nomination" per il Premio Personaggio Ambiente 2011, promosso in collaborazione con greenreport.it, da giornalisti ambientali e scientifici italiani, e riservato a chi ha svolto un ruolo di rilevanza per l'ambiente in Italia.

Il progetto di pesca sostenibile nella Area Marina Protetta di Torre Guaceto, è infatti il felice esperimento realizzato nella località pugliese, che ha valorizzato la piccola pesca tradizionale utilizzando gli attrezzi di pesca meno impattanti.

Al virtuoso progetto aveva dedicato un articolo National Geographic Italia.

Personaggio Ambiente verrà assegnato con una votazione popolare a cui si può contribire previa registrazione al sito.

Foto da: www.personaggioambiente.it

11 December 2011

All about Mediterranean's sperm whales


On the 17th and 18th of November the 1st International Workshop “Ecology, Behaviour and Conservation of Sperm Whale in the Mediterranean Sea” took place in Ischia (Italy).

Organised by Menkab and Oceanomare Delphis, the meeting was a great occasion to summarise and update the current situation of the species in the Mediterranean Sea.

Mediterranean sperm whales are a unique undivided subpopulation, about which too many crucial information remain unknown.

The Mediterranean sperm whales are classified as Endangered by IUCN, with an estimate of less than 2500 adult individuals and a possible declining trend. Despite the efforts we don’t know about their movements inside the basin, nor the area where they breed.

The workshop brought together researchers from all over the Mediterranean Sea, from Universities and non-profit organisations, with the aim of exchanging vital information and creating new collaborations.

Four of our Tethys collaborators participated to share their experience and knowledge.

The workshop was fruitful and we all hope to come together again in a couple of years for the second run.

Francesca Zardin

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Gli zifii vittime della corsa all'oro nero (e non solo)


è apparsa ieri su "La Stampa" l'intervista a Giuseppe Notarbartolo di Sciara che riportiamo qui di seguito, sul recente spiaggiamento di zifii in Grecia e in Italia.


L’ecologo del mare e quei delfini da salvare

Tra gli ospiti più o meno verdi del tradizionale concerto di Natale chez il presidente onorario del Fai, Giulia Maria Crespi, il signore dei delfini e delle balene m'appare deluso o, meglio, molto arrabbiato. Nulla però a vedere con la manovra Monti. «Sono furente perché degli animali, tutte specie protette dalle leggi, continuano a essere uccisi nel Mediterraneo dai sonar delle navi da guerra ma, soprattutto - fenomeno in forte aumento - dai suoni esplosivi delle navi che cercano petrolio e gas sui fondali marini (dall'eco di ritorno capiscono se ci sono giacimenti) con la devastante tecnica airgun», attacca Giuseppe Notarbartolo di Sciara, 61 anni, veneziano d'illustre famiglia d'ufficiali di Marina, famoso ecologo del mare.

«Non ho nulla contro la ricerca del petrolio né contro le esercitazioni militari ma non sopporto l'arroganza di certi "poteri forti" che se ne fregano non solo delle leggi ma anche delle conseguenze drammatiche delle loro azioni». Presidente di Tethys, l'istituto di ricerca non profit per lo studio dei cetacei del Mediterraneo, docente di Conservazione della biodiversità marina all'Università degli Studi di Milano e ideatore di Pelagos (la grande area marina protetta dalle coste italiane alle isole francesi di Hyères) Giuseppe Notarbartolo ha ricevuto l'ennesima brutta notizia. «Tra il 30 novembre e il primo dicembre ben 5 esemplari di zifio, parenti assai più rari dei delfini, sono stati ritrovati morti. Tre nell'isola di Corfù; in Calabria, a Capo Rizzuto, gli altri due: una madre con il suo piccolo! Solo ultimo episodio di una lunghissima serie e punta dell'iceberg: non possiamo sapere quanti muoiono e sprofondano in alto mare». Chi sono mai questi poveri zifii? Spiega lo scienziato: «La cetofauna del Mediterraneo, assai ridotta rispetto a quella del Nord Atlantico, comprende 8 specie "regolari", ossia di esemplari che abitualmente avvistiamo in mare o ritroviamo spiaggiate. Tra queste specie - oltre alla balenottera comune, alla stenella striata, al delfino comune etc. - c'è lo zifio. Da adulto misura anche più di 6 metri; è assai difficile da avvistare perché, a differenza dei delfini che amano stare in branco, è guardingo, schivo. Vive in piccoli gruppi e s'immerge a profondità spaventose». Vere bombe sonore, traumi e lesioni all'udito, il racconto di Notarbartolo sulla fine di questi affascinanti mammiferi è da brivido. «Alcune specie sono molto sensibili al rumore. Colpiti dai suoni vanno in panico; emergono in maniera scorretta e muoiono per un embolo».

Non bastavano inquinamento, degrado, pesca eccessiva (“Già i capodogli sono stati massacrati dalle reti per la ·pesca del pesce spada”). Ora, è il j'accuse di Notarbartolo, c'è anche una corsa all'oro nero senza regole, ennesimo insulto al fragile e prezioso ambiente marino mediterraneo. «La fame di petrolio ha scatenato ricerche nelle acque più profonde. I governi, compreso quello italiano, hanno dato un'enorme quantità di permessi senza adeguate valutazioni dell'impatto di queste attività sulla fauna manna più vulnerabile. Tutti i nostri mari, dall'Adriatico al Mar Ligure, sono tappezzati di concessioni a compagnie (soprattutto del Nord Europa) che hanno navi specializzate in queste ricerche. Le prime vittime sono i cetacei. Avanti così, cambierà il Mediterraneo con effetti inimmaginabili». Notarbartolo che, grazie a sofisticati idromicrofoni, ha persino registrato le vocalizzazioni dei suoi amati cetacei (“Le balenottere emettono muggiti a bassissima frequenza; i capodogli battiti simili a quelli di un martello sull'incudine”) sostiene che, oltretutto, questo massacro si potrebbe evitare. Niente estremismi animalisti, solo buon senso. «Il mare dovrebbe essere un territorio nel quale pianificare attività e usare tecnologie nel rispetto dell'ambiente. Sappiamo, per esempio, che ci sono zone e stagioni più vulnerabili per i cetacei. Ma l’insensibilità di certe istituzioni e la tracotanza dei poteri economici rischiano di uccidere con la biodiversità la vera ricchezza del nostro Mediterraneo».

Chiara Beria di Argentine

La Stampa, 10 dicembre 2011

3 December 2011

The "triple trouble" oceans are facing


The health of the ocean is relevant to every one of us on our planet; scientists are concerned about how the three stressors – ocean warming, acidification and deoxygenation – produce a very worrying combination which threatens the ocean and everything it provides us.
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1 December 2011

Helping scientists to classify whale calls - from the website. Classificare i suoni dei cetacei assieme ai ricercatori - su web


Zooniverse, by Scientific American, is home to the internet's largest and most popular citizen science projects, addressing research in the fields of space, climate, history. Among other, you can help researchers categorizing the calls of killer whales and pilot whales directly on the website.

The increasing number of acoustic recordings and the large call repertoire make it very difficult for scientists to go through the data. A single person would take months, and the outcome would still depend on a single persons’ interpretation.

So, everybody can help to classify the sounds that whales make, into distinct groupings. For example, in orcas there are over 150 identified types of call. Every time you match a pair of orca calls, you're casting a vote for those two calls to be considered 'similar'. With many people listening to each sound and casting a vote, researchers can build up a map of those calls that are more or less alike, to find patterns and groupings. Learning how whales communicate with each other will help addressing questions as: how well do different judgements agree, how well is it possible to categorize those calls, how large is the call repertoire of pilot whales, is size repertoire sign of intelligence, does this repertoire change during sonar transmissions? M.J.

Check it out


ITA Zooinverse, della nota rivista "Scientific American", è un sito che consente di partecipare a una ricerca scientifica nei campi dello spazio, del clima, della storia e, per quanto riguarda la biologia, dell'acustica dei cetacei. Quest'ultimo progetto prevede di classificare le vocalizzazioni delle orche e dei globicefali.

Si tratta di specie che hanno un repertorio acustico estremamente vasto e di cui sono disponibili una enorme quantità di registrazioni - tanto che una singola persona impiegherebbe mesi, senza contare che si trattarebbe sempre di un giudizio del tutto individuale. Per questo i ricercatori hanno predisposto una pagina dove chiunque può ascoltare dei suoni e accoppiarli a quello che ritiene più simile. Un numero elevato di tali abbinamenti permette poi di individuare schemi e raggruppamenti. Tra le domande a cui i ricercatori vogliono dare una risposta: quanto corrispondono giudizi di persone diverse, è possibile stabilire delle categorie di suoni, quanto ampio è il repertorio acustico dei globicefali (molto meno conosciuti da questo punto di vista rispetto alle orche). E ancora: un repertorio vasto di vocalizzazioni è segno di intelligenza? I suoni dei cetacei cambiano in presenza di sonar? Maddalena Jahoda

Per provare

29 November 2011

The key role of krill featured in Happy Feet Two



Two of Hollywood’s biggest names portraying the smallest actors in one of the world’s most pristine ocean ecosystems is perfect timing. While still primarily a tale about Emperor Penguins, Happy Feet Two, just released in theaters, also features elephant seals, leopard seals, and most importantly, krill, which is voiced by Matt Damon and Brad Pitt.
Krill plays an important role in the Antarctic food web and is the primary food source for whales and seals in the Southern Ocean - in addition to the penguins of Happy Feet. Recently, demand for these crustaceans has increased as they are being used as feed for industrially farmed fish. This overfishing, in addition to sea-ice loss, threaten to destroy stocks in key feeding areas for penguins, seals and whales .
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24 November 2011

Don't send X'mas cards, send a whale!


To be friends with no less than a whale is definitely an unusual proposal provided by Tethys with the aim of giving anyone the opportunity to contribute to cetacean research and marine environment conservation.
You can choose the “friendship” of a sperm whale in the Sanctuary, whether for yourself or as a gift, from one of six individuals. The individual you choose is recognisable from the fluke and from the particular pigmentation on the skin. The certificate will be sent by email and the cost is 5 euro.
Some of the individuals have been known to researchers for more than ten years during which time information has patiently been collected. “Friends” will have access to current information and future updates on new sightings. Nevertheless, this gift considerably contributes to the conservation of the animals and their environment.

All the details on Tethys' website

Non spedire cartoline, manda un capodoglio!



Fare "amicizia" con un capodoglio: questa è la proposta di Tethys per le feste, con l'intento di dare la possibilità a tutti di contribuire alla ricerca sui cetacei e alla conservazione dell'ambiente marino. Come è noto l'istituto è dedicato esclusivamente alla ricerca finalizzata alla tutela degli animali e del loro ambiente e, in linea con questo, propone un modo originale per fare gli auguri agli amici, aiutando nel contempo gli animali e il loro ambiente.
Chi vuole l'"amicizia" di un capodoglio del Santuario può scegliere - per sé o come regalo - tra sei individui, riconoscibili dalla coda e dalla particolare pigmentazione sulla pelle; il costo è di 5 euro, l’invio del materiale è per email. Alcuni degli individui sono noti da oltre dieci anni, durante i quali i ricercatori hanno pazientemente raccolto informazioni; su questi animali gli "amici" potranno, anche in futuro, tenersi aggiornati, in occasione di nuovi avvistamenti.
Si fa in un attimo sul sito di Tethys

23 November 2011

Cetaceans suggest a new techinque for evolutionary biologists


Fossil records are the only direct evidence scientists have about the history of species diversity, but it can be full of holes or even missing, for certain organisms. The only hope in such cases is to infer historical diversity from modern DNA sequences, but such techniques provide incorrect results.
University of Pennsylvania evolutionary biologists have resolved this long-standing paleontological problem by reconciling the fossil record of species diversity with modern DNA samples, and the key to the new techinque were cetaceans: whales and dolphins are ideal for testing ideas about evolutionary diversification, as their fossil record is especially clear. M.J.
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EC proposes full ban on shark finning at sea. - La CE per eliminare il finning


Two days ago the European Commission in Brussels proposed today to forbid, with no exemptions, the practice of 'shark finning' aboard fishing vessels. Shark finning is the practice of cutting off the fins of sharks – often while they are still alive - and then throwing back into the sea the shark without its fins. The Commission proposes that from now on, all vessels fishing in EU waters and all EU vessels fishing anywhere in the world will have to land sharks with the fins still attached. To facilitate storage and handling onboard vessels, fishermen will be permitted to slice partly through each fin and fold it against the carcass of the shark. The aim of the new rules is to better protect vulnerable shark populations across the world's oceans.
Today's proposal strengthens the existing EU legislation banning shark finning, which allows by exemption and under certain conditions, to remove fins aboard and to land fins and shark carcasses in different ports. The Commission proposes that this should no longer be possible. As a consequence, EU Member States will no longer be able to issue special fishing permits, so that vessels flying their flag can fin sharks on board.
Read more

ITA
È uscita, due giorni fa a Brussels l’attesa Proposta da parte della Commissione Europea per eliminare le scappatoie presenti nel divieto dell’UE sul finning, l’inutile e crudele pratica che consiste nel tagliare le pinne dello squalo per poi rigettarne il corpo in mare. Si tratta, secondo Shark Alliance di un importante passo avanti nella protezione degli squali.
Secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ogni anno, in tutto il mondo, vengono tagliate le pinne a milioni di squali. Il Regolamento dell’UE, adottato nel 2003 e ancora vigente, risulta troppo indulgente e consente di fatto che tale pratica non venga scoperta o rimanga impunita. La Proposta, se adottata dal Parlamento e dal Consiglio dei Ministri europei, assicurerebbe che tutti gli squali catturati da pescherecci europei o in acque europee vengano sbarcati con le pinne ancora attaccate al corpo. Ambientalisti e scienziati hanno raccomandato questa politica come lo strumento più sicuro ed efficace per rafforzare concretamente il divieto sul finning.
Di più sull'argomento nel blog

14 November 2011

Flip Nicklin, the whales' photographer

Flip Nicklin is one of the most famous photographers of cetaceans: he and his father Chuck have probably pictured more than anyone else. Here is the story about a pioneer of undewater photography.

read the article

ITA Un articolo su Flip Nicklin, uno dei più famosi fotografi di cetacei del mondo, autentico pioniere in questo campo, assieme al padre Chuck.

8 November 2011

Quel che fa la differenza...


"Abbiamo il capodoglio".
Sento la voce compiaciuta di Sabina mentre guardo il mare con il binocolo, mi giro e vedo la sua espressione soddisfatta, mentre mi sembra di leggere una scritta scorrevole sulla sua fronte che dice "eh eh, sorpreso, vero? Io lo so già per certo, tra poco lo vedremo".
Me lo aveva spiegato: loro hanno l'idrofono, l'idrofono fa la differenza.
È un lungo tubo di plastica come quello per annaffiare il giardino (almeno, questo è l'aspetto) che però ha dentro una lunga reticella arancione e altri corpi sensibili; è attaccato a un cavo lungo duecento metri ed è trascinato in acqua, a poppa.
Mi hanno mostrato sui monitor, nel caldo e piccolissimo ufficio informatico, quello che l'idrofono racconta, ed è una meraviglia della ragione.
In breve, il capodoglio annuncia la sua presenza con suoni vari, i più caratteristici dei quali sono i "clicks". Alle orecchie delle ricercatrici questi suoni raccontano un sacco di cose su quello che sta facendo il mirabile organismo e su quanto è lontano.
Ma quello che più mi ha colpito è quel che succede quando, dopo una lunga sequenza con variazioni, le Tetidi annunciano "Coda! ha fatto coda!" e sfrecciano per la barca inseguendo compiti precisi.
"Coda" è una sequenza precisa di clicks, per loro ben riconoscibile: è come se il capodoglio dicesse (probabilmente lo dice ai compagni) "Bene, io salgo".
Ora siamo chiamati a scrutare una fetta di mare, perché si sa che lui sta arrivando, emergerà in pochi minuti ma non si sa dove sbucherà.
Ecco, tutti sono pronti e silenziosi, e sperano - io lo speravo - di essere il primo ad avvistarlo. Minuti, lunghi sospesi minuti, silenzio assoluto. Minuti che segnano, evidentemente: ci ripenso spesso, sorpreso della persistenza e della intensità del ricordo.
"Ore sei!" grida una voce, vuol dire a poppa, tutti si girano, ma dov'è, non lo vedo, le ragazze di nuovo sfrecciano e hanno in mano macchine fotografiche con lunghi obiettivi, ecco! Lo vedo anch'io, un enorme tronco semisommerso che luccica con violenza nel binocolo, il famoso soffio inclinato - lo sento, sento il respiro -; come è strano, mentre lo guardo so che tra poco se ne andrà e allora cerco di vedere, di vedere più volontariamente del solito, per ricordare.
Mi scuoto perché veniamo dislocati come di consueto, con modi garbati ma fermi, in posizioni che non intralcino le operazioni: lo skipper ha il difficile compito di avvicinarsi all'animale nel modo corretto, che prevede velocità, angolo, esposizione alla luce, distanza e deve poter vedere il mare e le ricercatrici, che lo aiutano con segnali e indicazioni.
Siamo vicini, ora, tutti sono silenziosi; si sente solo il suo respiro, vedo bene il colore e cerco di registrarlo nella memoria, vedo la discontinuità sul dorso dove c'è la cresta del cranio, i grandi corrugamenti della pelle; si gira sul fianco - ecco! - una lunga striscia azzurrino chiarissimo sott'acqua: è la mandibola.
Continuo a guardare sforzandomi di afferrare quanto più posso, mentre sento le raffiche di scatti delle macchine fotografiche.
Più tardi, davanti ai monitor, mi diranno che l'amico è una vecchia conoscenza: Taccone.

Massimo Demma

6 November 2011

Due filosofi alla rincorsa di capodogli


“Roby se seguiamo l’altro capodoglio finisce che passiamo un’altra notte in mare aperto, forse è meglio rientrare”, urlo da sottocoperta al comandante di "Pelagos", in qualità di responsabile della ricerca. Lui mi guarda scuotendo la testa e senza sentire ragioni immediatamente dirige la prua verso i click dell’individuo che ancora non abbiamo foto-identificato. Torno di corsa ai computer con un sorriso largo 54 denti e ci rimettiamo tutti a “caccia”.
Si sono mai visti degli skipper con cui bisogna insistere per interrompere un avvistamento e rientrare in baia o in porto? Normalmente è il contrario, cioè bisogna discutere a lungo per poter stare in mare.
Conoscevo da tempo Roberto Raineri e Paolo Pinto, titolari della società Flash Vela d’Altura, ed entrambi aspettavamo un’occasione per collaborare. Arrivò quando dovemmo trovare una nuova piattaforma per le ricerche in Mar Ligure. Mi presentai da loro e dissi: “potreste acquistare una barca per noi?” Dopo qualche attimo di sconcerto accettarono di buon grado l’idea e cominciammo insieme a cercare quella adatta ai nostri scopi. Dopo aver visionato alcune imbarcazioni, salimmo a bordo di un motor-sailer di 21 metri in vendita da qualche mese. Fu una sorta di folgorazione! Capii subito che sarebbe stata perfetta per noi, sarebbe bastato aggiungere qualche posto letto, approntare una zona per gli avvistamenti e fare qualche altra modifica qua e là. Credo di essermi comportata in quell’occasione alla stregua di una bimba capricciosa che urla: “Voglio solo questa!” E fui accontentata.
Da sei anni Roberto e Paolo, entrambi provenienti da studi filosofici, non solo ci consentono di solcare in sicurezza le acque del Santuario sulla loro imbarcazione e di avvicinare i cetacei in modo da poter effettuare le diverse tipologie di raccolta dati, ma ci aiutano giorno dopo giorno a decidere le rotte, a rendere omogeneo lo sforzo (un accorgimento tecnico, che servirà poi per elaborare correttamente determinati dati scientifici), a trovare gli animali, a gestire le relazioni con i partecipanti alle nostre crociere di ricerca, a risolvere i quotidiani problemi logistici, e con noi condividono i rischi della copertura degli onerosi costi del monitoraggio in mare.
L’uno con la calma e la ponderatezza che gli conferiscono i natali liguri, l’altro con una straordinaria carica vitale e la tipica simpatia napoletana, vengono da tutti noi definiti i comandanti, ma nella realtà rappresentano ben di più: sono parte integrante e fondamentale dello staff del CSR. Grazie Paolo e Roby!
Sabina Airoldi

19 October 2011

You should not be there, should you?


If you, Tethys fellow colleagues and followers, may be somehow used to encounter mysticetes, in Egyptian waters we haven’t had the chance to spot them yet; so, when we received a call reporting humpback whales off Hurghada, our first reaction was “Oh come on, that is impossible!!” Luckily, images and videos were provided and the sighting was actually confirmed. This encounter, immediately brought to the public attention, tells us -researchers trying to assess abundance, distribution, presence and conservation status of cetacean in the Red Sea as well as members of the Red Sea caring community- two things: first of all, that “impossible” is a relative concept and, second, that our expectations and approaches are based on a pretty weak baseline. The surprise about this sighting, amazing and rare and surely awesome, reveals also something less romantic: what do we really know about these waters? The Egyptian Red Sea has been, in general, poorly investigated from a scientific point of view and, with urbanization and tourism industry growing fast along its shore, this “ignorance” is hampering many conservation initiatives. How can we protect if we don’t know what is out there? From this simple question, the Egyptian NGO HEPCA started, a year ago, an exhaustive research project targeting the marine megafauna: turtles, sharks and marine mammals are now the focus of our studies and we started understanding more about their ecology. There is still much to discover though! The Red Sea Dolphin Project is ready to set sail and carry out its second winter season, sailing the Southern Egyptian Red Sea on board the research vessel, monitoring cetaceans’ presence as well as enjoying the underwater coral reefs in pristine areas.
The project is open to eco- volunteers from all over the world willing to engage and assist with the research. What are your plans for the coming months? If you are interested in joining, please take a look at the RSDP blog and do not hesitate to contact us for further information.

Amina, Marina, Madda
HEPCA Red Sea Dolphin Project
photo by Sandra Caramelle

18 October 2011

Anti-collision software. Un software anti-collisione


A computer programme which simulates the comings and goings of five mammal species vs the presence and movements of boats traffic vs and environmental conditions was developed by researchers at the University of Montreal; the objective is to reduce the collision risk with whales while taking into account the impact on industry and marine transportation in the Saint Lawrence Estuary.
Read more

ITA Un programma che simula i movimenti di cinque diverse specie di cetacei, assieme al traffico marittimo e alle condizioni ambientali, è stato sviluppato dai ricercatori dell'Università di Montreal, in Canada; l'obiettivo è di ridurre il rischio di collisione delle balene con le barche, tenendo conto dell'industria e dei trasporti nel golfo di San Lorenzo.
leggi l'articolo (in inglese)

15 October 2011

European Shark Week opening today - Si apre oggi la Settimana Europea dello Squalo

The fifth annual European Shark Week is starting today and will be running until Saturday, October 23rd. Launched by the Shark Alliance, a coalition of more than 100 conservation, scientific and recreational organisations, it is calling on European Union (EU) fisheries ministers to protect sharks from overexploitation and finning - the wasteful practice of slicing off a shark’s fins and discarding the body at sea.
Sharks’ slow growth, late maturity and small number of offspring make them especially susceptible to overexploitation, and slow to recover once depleted.
This year’s European Shark Week is calling for:
- A complete ban on removing shark fins at sea
- Shark and ray catch limits based on scientific advice and the precautionary approach
- EU and national protections for endangered shark and ray species
Sharks’ slow growth, late maturity and small number of offspring make them especially susceptible to overexploitation, and slow to recover once depleted.
During the European Shark Week member groups of the Shark Alliance, aquariums, dive groups, and other conservation organisations in at least 16 countries across the EU, including Belgium, Finland, France, Germany, Greece, Italy, Ireland, Latvia, Malta, Netherlands, Poland, Portugal, Spain, Slovakia, Sweden, and the United Kingdom, will be holding events, filming messages for fisheries ministers, and gathering petition signatures to urge policy makers to resist industry pressure and make the push to protect sharks.
Over more than 20,000 petition signatures have been collected; the button on top, right on this blog, or following link , is for signing the petition on line.

ITA: Si apre oggi la quinta edizione della settimana europea dello squalo promossa da Shark Alliance, una coalizione di oltre 100 organizzazioni di ricerca, associazioni ambientaliste e ricreative, con la richiesta Ministri della Pesca dell’Unione Europea di proteggere gli squali dal sovrasfruttamento e dal finning – l’inutile e crudele pratica che consiste nel tagliare le pinne degli squali per poi rigettarne il corpo in mare.
La crescita lenta degli squali, la maturità tardiva e una scarsa fertilità li rendono particolarmente vulnerabili al sovrasfruttamento, e la loro capacità di ripopolamento è estremamente bassa.
Quest’anno la Settimana europea dello Squalo chiede:
- il divieto assoluto di rimozione delle pinne di squalo in mare, senza alcuna eccezione;
- l'adozione di limiti di catture di squali e razze basati sulle raccomandazioni scientifiche e un approccio precauzionale;
- la protezione - a livello nazionale ed europeo - delle specie minacciate di squali e razze.
La settimana europea dello squalo durerà dal 15 al 23 ottobre, durante la quale i gruppi membri di Shark Alliance, gli acquari, i diving e altre organizzazioni ambientaliste in almeno 16 Paesi in tutta Europa, tra cui Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Irlanda, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, Slovacchia, Svezia e Regno Unito organizzeranno eventi, registreranno messaggi da inviare ai Ministri della pesca, e raccoglieranno le firme per una petizione che chiede urgentemente ai decisori politici di resistere alla pressione dell’industria della pesca e spingere per la protezione degli squali.
Sono state già raccolte oltre 20.000 firme; è possibile aderire on line utilizzando il bottone in alto a destra di questo blog, oppure tramite la pagina apposita.

14 October 2011

Tracking Cuvier’s Beaked Whales in the Pelagos Sanctuary


During the past summer, for the first time since Tethys carries out research in the Pelagos Sanctuary, a pod of six Cuvier’s beaked whales (Ziphius cavirostris) were eavesdropped and acoustically tracked for almost three hours. In the Mediterranean Sea Cuvier's beaked whales were often tracked using sophisticated acoustic tags and recorders, but only twice with horizontal surface towed arrays, by two different research teams. Despite several sightings occurring during the past years, this species was never tracked down by Tethys with a horizontal surface towed array - until this summer.

After almost six weeks I’m trying to piece together the memories about an incredible encounter with six Cuvier’s beaked whales peacefully swimming at the surface for more than three hours.
That day has been terribly hot and humid, with the temperature up to 38°C. The sea was mirror flat and the haze was flattering the summer colours and rendering all grey. The day was quite unfortunate with just a couple of sightings of striped dolphins in hours of navigation.
To find a bit of relief and coldness we just decided to jump into the water for a refreshing swim. Monica was the first one to get out of the water and to reach the sighting platform. With that flat sea she was craving to spot some pilot whales, a species that she had never seen before. And guess what? After not even one second on the observation point she started screaming “whale, whale, there is a whale!”. Of course, without even say “A” the people literally jumped out of the water. Everybody was ready for the "Big One".
Well, the "Big One" seemed to be disappeared. After more than 25 minutes it was not yet at the surface, something really unusual for a fin whale. But it was not a fin whale; it was a Cuvier’s beaked whale!
Cuvier’s beaked whales are some of the most "extreme" animals on the planet and one of the least known species of cetaceans. They are very difficult to detect visually at sea and to study, as they repeatedly perform long and deep dives, spending just a few minutes at the surface to rest. The characteristics of their sounds and their peculiar diving behaviour make it difficult even to follow them acoustically and to track their movements. Their acoustic abilities and features have been discovered only recently by using sophisticated audio recorders; Cuvier’s beaked whales do vocalize at great depth, at high frequency and with a narrow emission beam. Only little energy spreads toward the sea surface and this is why it is so difficult to even detect them. Horizontal towed arrays like the one that we use on the Pelagos R/V at Tethys, have never been really successful. This is particularly true for the Tethys cruises organized in the Ligurian Sea during the past 20 years; Cuvier’s beaked whales had never been eavesdropped and thus never tracked during field work.
So you can image our great surprise and excitement when the first beaked whale surfaced again with a second animal, then a third one arrived till they became six. A pod of six beaked whales was swimming close to the boat under the amazed and unbelieving look of the crew. These animals spent up to 5 minutes at the surface after performing short dives of about 25 minutes of duration. And it was actually during one of these short dives that Roberto, the skipper, and myself, while seating at the PC, noticed high frequencies click trains on the real-time sound spectrogram. We could not believe our eyes; could that be the clicks from the beaked whales or it was something else? The only way to find it out was to try to track the clicks; the risk to lose track of the animals was high but we were too excited about the idea of the clicks coming from THOSE animals. So armed with patience and hoping in some good luck we started following the clicks on the spectrogram and on the tracking software. And, punctually, a few seconds after the clicks disappeared from the PC screen, we could hear people screaming outside, indicating and pointing at the whales.
We made it! We just tracked Cuvier’s beaked whales for the first time in the history of the Tethys’ Cetacean Sanctuary Research Project. After this first attempt we repeated the tracking a few other times, just to be sure it was not only a matter of luck. And again the whales were there, just a few meters apart from the boat. So we actually made it!
After more than three hours we decided to let the beaked whales go, but just because we spotted some fin whales’ blows not far from us. But this is another story.
Nino Pierantonio

Recommended readings:
Frantzis A., Goold J.C., Skarsoulis E.K., Taroudakis M.I., Kandia V., 2002. Clicks from Cuvier’s beaked whales, Ziphius cavirostris (L). J. Acoust. Soc. Am., Vol. 112, No. 1: 34-37.

Johnson M., Madsen P.T., Zimmer W.M.X., Aguilar de Soto N., Tyack P. 2004. Beaked whales echolocate on prey. Proc. R. Soc. Lond. B (Suppl.) 271: S383–S386.

Zimmer W.M.X., Johnson M., Madsen P.T., Tyack P. 2005. Echolocation clicks of free-ranging Cuvier’s beaked whales (Ziphius cavirostris). J. Acoust. Soc. Am. 117 (6): 3919-3927.

13 October 2011

Tethys' data on OBIS SEAMAP - I dati di Tethys su OBIS SEAMAP


Tethys' dataset of cetacean sightings has been included in OBIS SEAMAP, the Ocean Biogeographic Information System Spatial Ecological Analysis of Megavertebrate Populations); this is a spatially-referenced online database, which was developed by Duke University. His purpose is to aggregate observation data from across the globe about marine mammals, seabirds and sea-turtles. Tethys' dataset comprises the work carried out between 1986 and 2010 during shipboard surveys, conducted mainly in the Mediterranean Sea, and especially in the Corso-Ligurian-Provencal basin, in the Ionian Sea and in the Adriatic Sea. The presence of cetaceans has been investigated also in the Atlantic Ocean (Canary Islands, Morocco coasts) and in the Caribbean Sea . The Tethys-ISPRA aerial survey dataset carried out between 2009 and 2011 has been processed as well .
The whole dataset, coming from 25 years of effort in research, includes over 8.700 sightings of cetaceans, accounting for over 69.000 individuals. The Tethys data set - probably the largest cetacean dataset of the Mediterranean - has been published on OBIS SEAMAP thanks to the support provided by the Whale and Dolphin Conservation Society (WDCS) and ACCOBAMS; this may represent a significant contribution to the knowledge of cetacean distribution in the Mediterranean.
Caterina Lanfredi

L'intero database degli avvistamenti di cetacei di Tethys è stato inserito in OBIS SEAMAP (Ocean Biogeographic Information System Spatial Ecological Analysis of Megavertebrate Populations); si tratta di un database online georeferenziato sviluppato dalla Duke University. Lo scopo è di aggregare dati da tutto il mondo riguardo agli avistamenti di mammiferi, uccelli e tartarughe marini. Il dataset di Tethys comprende le osservazioni compiute tra il 1986 e il 2010, mediante survey in barca, condotti soprattutto in Mediterraneo, e in particolare nel bacino Corso-Liguro-Provenzale, nel mar Ionio e nell'Adriatico. La presenza di cetacei è stata studiata anche in Atlantico (Isole Canarie e coste del Marocco) e nel mar dei Caraibi. Anche il survey aereo condotto da Tethys in collaborazione con ISPRA tra il 2009 e il 2011 è stato considerato.
L'intero archivio, frutto di 25 anni di ricerca, comprende oltre 8.700 avvistamenti e oltre 69.000 individui. il database di Tethys - probabilmente il più ampio sui cetacei del Mediterraneo è stato pubblicato su OBIS SEA MAP grazie all'aiuto della Whale and Dolphin Conservation Society (WDCS) e di ACCOBAMS, e rappresenta un contributo significativo alla conoscenza della distribuzione dei cetacei nel Mediterraneo.

8 October 2011

Ocean 2012: scale matters, quality counts - La misura è importante, la qualità conta.


150 organisations, among which is also Tethys, representing artisanal fishworkers, development and environmental NGOs and other stakeholders, signed a declaration to be presented in a few day in Brussels. The reform of the Common Fisheries Policy in ways which ensure the recovery of fish stocks and habitats, the promotion of best practice, the elimination of the most harmful fishing methods are the requests.
Read the text on Ocean2012's website

ITA 150 organizazioni non governative, ambientaliste e per lo sviluppo, tra cui Tethys, hanno sottoscritto la dichiarazione che verrà presentata, a giorni, a Bruxelles. Una riforma della politica comune della pesca che garantisca il recupero degli stock ittici e degli habitat, l'eliminazione di pratiche di pesca distruttive a favore di quelle sostenibili, e un’accesso alla pesca basato su criteri sociali e ambientali, figurano tra le richieste.
Il testo, in italiano, è scaricabile dal sito di Ocean2012

5 October 2011

Tartarughe e cetacei: i possibili destini degli "spiaggiati"









“Il recupero delle tartarughe marine in Toscana: aspetti gestionali e sanitari. Lo spiaggiamento dei cetacei: possibili destini”

Nella splendida cornice della seicentesca Certosa di Calci (Pisa), con una galleria a vetrate che da l’impressione che i cetacei fluttuino nella campagna toscana, si è tenuto, lo scorso venerdì 23 settembre, sempre nell’ambito del progetto GIONHA, presso il Museo di Storia Naturale e del Territorio dell’università di Pisa, un seminario che ha affrontato due importanti tematiche riguardanti la gestione dell’ambiente marino. La prima, il recupero delle tartarughe marine, con particolare attenzione alla nascente Rete Regionale Toscana, ha visto tra gli argomenti la promettente realtà della Rete Regionale per la conservazione della fauna marina in Sardegna, cosi come il centro di cura e riabilitazione della Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli.
Nell'ambito della seconda tematica, lo spiaggiamento dei cetacei, Gianni Pavan del CIBRA e Michela Podestà del Museo di Storia Naturale di Milano hanno illustrato la Banca Data Spiaggiamenti e le problematiche relative alla musealizzazione dei reperti, mentre Mattia Panin del Dipartimento di Scienze sperimentali e Veterinarie dell’Università di Padova ha discusso le recenti tecniche sviluppate per lo studio delle patologie nei mammiferi marini.
I numerosi partecipanti hanno potuto ammirare la collezione di scheletri di cetacei presente alla Certosa, unica nel suo genere trattandosi della più importante raccolta esistente in Italia per numero di taxa rappresentati (27), dei quali sette unici per i musei italiani. Tra questi, gli scheletri di Balenottera azzurra (Balaenoptera musculus), Balenottera boreale (Balaenoptera borealis), nonché Megattera (Megaptera novaeangliae) e Balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis).

Caterina Lanfredi