Showing posts with label ricerca/research. Show all posts
Showing posts with label ricerca/research. Show all posts

26 January 2013

Why don't seal breath before a dive?

Before a long dive, a seal don't take a deep breath but instead it actually blows air out. Nevertheless it can reach dive about 500 meters deep and stay under for over an hour. So, how do marine mammals survive underwater ? 
Enjoy this nice two- minute animation by BBC; it is about an atlantic grey seal, but in cetaceans things work pretty much the same.
Watch the video


Perché le foche non respirano prima di immergersi?
Prima di una immersione una foca non prende un respiro profondo ma, al contrario, espira l'aria dai polmoni. Ciononostante può resistere sott'acqua per oltre un'ora e raggiungere profondità fino a 500 metri. Come fanno quindi i mammiferi marini a sopravvivere in apnea?
La risposta nei due minuti e mezzo di questa bella animazione della BBC;  l'esempio è una foca grigia atlantica, ma il meccanismo è molto simile anche nei cetacei.
Guarda il video (in inglese)

18 January 2013

Balenottere e satelliti domenica su Rai 2

Perché marcare delle balenottere e seguirle con un sistema satellitare? Come si fa e a che cosa può servire nell'ambito della tutela della specie nel Mediterraneo? Questo e altro spiegherà Simone Panigada, vicepresidente di Tethys, domenica prossima, 20 gennaio,  durante il programma "A come Avventura" in onda alle 10.50 su Rai 2.

Ricordiamo che i percorsi delle balenottere si possono seguire, settimana per settimana, su un sito dedicato di Tethys, previa registrazione gratuita.

Per chi l'avesse persa, la trasmissione sarà visibile in streaming sul sito di Rai 2 per tutta la settimana.

18 December 2012

Noise under the sea





“What quiet, what silence, what peace!” Prof. Pierre Aronnax exclaimed in Jules Verne’s “Twenty Thousand Leagues Under the Sea" when Captain Nemo took the submarine down to a depth of 150 feet. That was 1870; today things have dramatically changed and the ocean depths have become a noisy place because of military sonar blasts, air guns used in oil and gas exploration, and the intense traffic of commercial ships. The rising clamor is particularly dangerous to whales, which depend on their acute hearing to communicate and to locate food.
A new project by the National Oceanic and Atmospheric Administration seeks to document human-made noises in the ocean and transform the results into the world’s first large sound map. The project’s goal is to better understand the cacophony’s nature and its impact on sea mammals as a way to build the case for reductions.

Read more


Ventimila rumori sotto i mari
"Che pace, che silenzio" esclama il professor Aronnax nelle "Ventimila leghe sotto i mari" di Jules Verne quando il capitano Nemo porta il sottomarino a 45 metri sotto la superficie. Era il 1870; oggi le cose sono drammaticamente cambiate e gli abissi sono posti estremamanete rumorosi. Tra le cause, i sonar militari, le prospezioni sismiche per la ricerca di greggio e di gas, l'intenso traffico commerciale. E questo fracasso crescente è particolarmente pericoloso per i cetacei, che dai suoni dipendono per comunicare e per trovare cibo.
Un nuovo progetto della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) vuole documentare il rumore di origine umana negli oceani con la stesura della prima grande mappa globale del suono. L'obiettivo è di conoscere meglio la natura di questa cacofonia e il relativo impatto sui mammiferi marini come primo passo verso una sua riduzione.

27 November 2012

Balenottere e satelliti in onda a "Prometeo"

Simone Panigada, vicepresidente di Tethys, sarà ospite domani, mercoledi 28 novembre, a Prometeo, trasmissione di divulgazione scientifica su ClassTV (canale 27 del DT), dalle 17.10 alle 17.45. Parlerà del progetto di tracking satellitare delle balenottere del Mediterraneo, in corso dal mese di settembre. 
Com'è noto, diversi individui di balenottera sono stati equipaggiati di trasmettitore satellitare per individuarne le rotte autunnali e invernali. Questi tracciati sono disponibili anche al pubblico, gratuitamente, previa registrazione al sito di Tethys; è proprio di oggi il più recente aggiornamento.
Vedi l'intervista

20 October 2012

Le balenottere del Santuario seguite con i satelliti

Le balenottere mediterranee migrano in inverno come le loro cospecifiche negli oceani, o si comportano diversamente, in linea con il fatto che sono una popolazione sostanzialmente isolata, vivente in un ambiente molto diverso da quello dell'Atlantico? I ricercatori di Tethys sperano di dare una risposta al quesito quanto prima. Infatti, sono riusciti ad applicare dei trasmettitori satellitari su diverse balenottere (Balaenoptera physalus) nelle acque del Santuario Pelagos per i cetacei.
Tra gli obiettivi, fondamentali per la conservazione della popolazione, c'è anche quello di individuare i siti invernali di riproduzione, oltre a eventuali rotte migratorie, che potrebbero essere sovrapposte ai dati sul traffico marittimo, in maniera da evitare le collisioni - un problema non indifferente per questa specie in particolare.
Sette sono le balenottere equipaggiate con un trasmettitore, concepito per fornire la posizione di ogni animale  attraverso i sei satelliti orbitanti del sistema Argos. Gli itinerari dei vari individui possono essere seguiti attraverso un sito dedicato, previa registrazione gratuita. Le mappe verranno aggiornate settimanalmente.






Fin whales of the mediterranean Sanctuary tracked by satellite

Are mediterranean fin whales migrating in winter like other whales do in the oceans, or do they behave differently, given the fact that they belong to a substantially isolated population in an environment that differs to that of oceanic ones? Tethys' researchers hope to answer the question in the next few weeks.
For the first time Tethys has been able to deploy satellite transmitters on several fin whales (Balaenoptera physalus) in the Pelagos Cetacean Sanctuary.
The project aims to enable the identification of areas in need of special protection: to assess breeding grounds is an important goal for the conservation of the population. Moreover potential migratory routes may be added to maritime traffic information, because collisions with vessels represent a serious threat for fin whales in particular.
Seven individuals have been equipped with a special transmitter each, enabling them to regularly bestow their position through the Argos Satellite system, based on 6 orbiting satellites.
The whale’s itinerary may be followed on a dedicated page upon registration. The maps tracing the various movements will be updated weekly.

18 July 2012

Rebuilding global fisheries - Ripensare la pesca mondiale


Rebuilding global fisheries would make them five times more valuable while improving ecology: a new study from the University of British Columbia says that by reducing the size of the global fishing fleet, eliminating harmful government subsidies, and putting in place effective management systems, global fisheries would be worth US$54bn each year, rather than losing US$13bn per year.
Read more
Ripensare l'industria della pesca a livello globale potrebbe aumentarne il valore di cinque volte e contemporaneamente portare benefici all'ambiente: un nuovo studio dell'Università della British Columbia sostiene che riducendo le dimensioni della flotta mondiale, eliminando gli incentivi governativi alle pratiche dannose e attuando sistemi di gestione efficaci, la pesca globale acquisterebbe un valore di 45 miliardi di dollari US all'anno anziché perderne 13.
Leggi l'articolo (in inglese)

16 March 2012

Giant squids, giant eyes, giant predators - Calamari giganti, occhi giganti, predatori giganti

Why do giant squids have huge eyes? They offer no advantages in the murky oceans depths, scientists say... no other than allow to spot enormous shapes. Such as sperm whales.
Read the story by BBC News


Perché i calamari giganti hanno occhi sproporzionatamente grandi= Negli abissi non servono granché, dicono gli scienziati. Tranne che a percepire la sagoma enorme del loro predatore, il capodoglio.
Leggi l'articolo (in italiano) su National Geographic 

Nilsson et al., A Unique Advantage for Giant Eyes in Giant Squid, Current Biology (2012), in press
Picture by National Geographic

01 December 2011

Helping scientists to classify whale calls - from the website. Classificare i suoni dei cetacei assieme ai ricercatori - su web


Zooniverse, by Scientific American, is home to the internet's largest and most popular citizen science projects, addressing research in the fields of space, climate, history. Among other, you can help researchers categorizing the calls of killer whales and pilot whales directly on the website.

The increasing number of acoustic recordings and the large call repertoire make it very difficult for scientists to go through the data. A single person would take months, and the outcome would still depend on a single persons’ interpretation.

So, everybody can help to classify the sounds that whales make, into distinct groupings. For example, in orcas there are over 150 identified types of call. Every time you match a pair of orca calls, you're casting a vote for those two calls to be considered 'similar'. With many people listening to each sound and casting a vote, researchers can build up a map of those calls that are more or less alike, to find patterns and groupings. Learning how whales communicate with each other will help addressing questions as: how well do different judgements agree, how well is it possible to categorize those calls, how large is the call repertoire of pilot whales, is size repertoire sign of intelligence, does this repertoire change during sonar transmissions? M.J.

Check it out


ITA Zooinverse, della nota rivista "Scientific American", è un sito che consente di partecipare a una ricerca scientifica nei campi dello spazio, del clima, della storia e, per quanto riguarda la biologia, dell'acustica dei cetacei. Quest'ultimo progetto prevede di classificare le vocalizzazioni delle orche e dei globicefali.

Si tratta di specie che hanno un repertorio acustico estremamente vasto e di cui sono disponibili una enorme quantità di registrazioni - tanto che una singola persona impiegherebbe mesi, senza contare che si trattarebbe sempre di un giudizio del tutto individuale. Per questo i ricercatori hanno predisposto una pagina dove chiunque può ascoltare dei suoni e accoppiarli a quello che ritiene più simile. Un numero elevato di tali abbinamenti permette poi di individuare schemi e raggruppamenti. Tra le domande a cui i ricercatori vogliono dare una risposta: quanto corrispondono giudizi di persone diverse, è possibile stabilire delle categorie di suoni, quanto ampio è il repertorio acustico dei globicefali (molto meno conosciuti da questo punto di vista rispetto alle orche). E ancora: un repertorio vasto di vocalizzazioni è segno di intelligenza? I suoni dei cetacei cambiano in presenza di sonar? Maddalena Jahoda

Per provare

23 November 2011

Cetaceans suggest a new techinque for evolutionary biologists


Fossil records are the only direct evidence scientists have about the history of species diversity, but it can be full of holes or even missing, for certain organisms. The only hope in such cases is to infer historical diversity from modern DNA sequences, but such techniques provide incorrect results.
University of Pennsylvania evolutionary biologists have resolved this long-standing paleontological problem by reconciling the fossil record of species diversity with modern DNA samples, and the key to the new techinque were cetaceans: whales and dolphins are ideal for testing ideas about evolutionary diversification, as their fossil record is especially clear. M.J.
Read more

09 September 2011

Cosa vogliono i capodogli

Pochi giorni fa abbiamo segnalato una nuova pubblicazione scientifica sui capodogli del Mediterraneo, con primo autore Enrico Pirotta, collaboratore di Tethys. Il quale ci racconta più in dettaglio di cosa si tratta, in italiano.

La popolazione di capodogli del Mediterraneo è riconosciuta come in pericolo di estinzione dall'IUCN, ma le informazioni a disposizione continuano ad essere limitate. In particolare, non è ancora chiaro quali siano i meccanismi che influenzano la distribuzione e l'uso dell'habitat da parte di questi animali nel bacino.
Nel mondo, la specie presenta una peculiare struttura sociale: quando raggiungono la maturità sessuale, i maschi lasciano i gruppi sociali di femmine e piccoli; inizialmente si uniscono ad altri giovani, per poi diventare sempre più solitari con l'età. Inoltre, mentre le femmine con i piccoli restano a latitudini più basse, i maschi generalmente si spostano verso i poli per alimentarsi, unendosi ai gruppi sociali solo per la riproduzione. Questo schema sembra ripetersi anche in alcune regioni del Mediterraneo.
Con il lavoro recentemente pubblicato su Marine Ecology Progress Series abbiamo cercato di elaborare una metodologia di analisi statistica che consentisse di trarre il massimo dell'informazione dai limitati dati disponibili su questa popolazione e l'abbiamo quindi applicata all'investigazione dei fattori che guidano la scelta dell'habitat dei capodogli nelle acque intorno all'arcipelago delle Baleari. Quest'area è particolarmente interessante perché si tratta di una delle poche nel Mediterraneo in cui vengono regolarmente avvistati gruppi sociali con piccoli.
Dalla nostra analisi è emerso che qui la presenza dei capodogli è associata alle caratteristiche del fondale e, specificamente, alla profondità e all'orientamento della scarpata continentale; quest'ultimo, in sinergia con il sistema di correnti locali, potrebbe influenzare i meccanismi di rimescolamento delle masse d'acqua e, in ultima analisi, la disponibilità e abbondanza di cibo. Inoltre, abbiamo rilevato un differente uso dell'habitat da parte dei gruppi sociali rispetto ai maschi adulti singoli. Una possibile spiegazione di questo risultato potrebbe stare nelle diverse esigenze ecologiche che i gruppi con piccoli hanno rispetto ai maschi. La presenza dei piccoli o il coinvolgimento in altre attività (oltre all'alimentazione), quali la socializzazione, potrebbero far sì che i gruppi scelgano aree diverse rispetto ai maschi. In alternativa, i maschi potrebbero essere esclusi dalle aree migliori dalla competizione con i gruppi di femmine. Questo sembra supportato dalla relazione che abbiamo rilevato con la temperatura dell'acqua: mentre i gruppi prediligono acque più fredde, che si crede corrispondere ad una maggiore disponibilità dei cefalopodi di cui la specie si ciba, i maschi presentano una relazione opposta con questo parametro. L'idea di una forte specializzazione delle femmine per il loro habitat e di una conseguente esclusione dei maschi dalle aree migliori per l'alimentazione è stata già proposta da altri studi e suggerirebbe un affascinante meccanismo attraverso cui si sarebbe evoluta la struttura sociale di questa specie.
La metodologia sviluppata in questo lavoro costituisce uno strumento utile a far luce su alcuni aspetti ancora poco chiari della biologia ed ecologia della popolazione mediterranea di capodoglio, con la speranza che questo contribuisca alla sua conservazione.

Enrico Pirotta

01 September 2011

Do dolphins understand death?

The question whether cetaceans understand the concept of death is discussed in "New Scientist", based on observations Joan Gonzalvo of Tethys made in the Amvrakikos Gulf, Greece.
Read the article.

ITA I delfini capiscono il concetto di morte? Un articolo della rivista "New Scientist" affronta il problema sulla base di osservazioni fatte da Joan Gonzalvo di Tethys nel golfo di Amvrakikos, in Grecia. L'articolo è in inglese.

28 July 2011

Il senso elettrico dei delfini

A South American dolphin, the Guiana dolphin (Sotalia guianensis) may be able to sense prey by their electric fields, the same way as sharks and rays do. According to scientist, this is the first known case of a mammal showing this ability. Echolocation doesn't work at very close range, so this is where electrolocation would come in, especially in the muddy waters where this species lives. M.J. (picture by http://www.atbc2008.org/)
Read the article

ITA Un delfino del Sudamerica, la Sotalia guianensis sarebbe, secondo i ricercatori, il primo mamifero in cui è stata documenta la capacità di percepire deboli campi elettrici - come negli squali e nelle razze.
Leggi l'articolo (in inglese)

14 July 2011

Is dolphin meat good for sharks?

No, it isn't, according to parasitologists. Clistobothrium carcharodoni is a tiny little tapeworm which can be found in great white sharks. A scientists from Otago University showed that it's larvae are found in dolphin meat
(Randhawa, H. (2011) Insights using a molecular approach into the life cycle of a tapeworm infecting great white sharks. Journal of Parasitology 97: 275-280. )

Read more

ITA La carne di delfino non fa bene agli squali, perlomeno dal punto di vista della salute. Secondo un recente articolo scientifico, un piccolo verme parassita che infesta il grande squalo bianco ha come ospiti intermedi i delfini, il che significa che l'infezione si trasmette mangiandone la carne.
Leggi un breve articolo (in inglese)

14 May 2011

CSR, Ligurian Sea: researchers ready for the coming field season.

On board of R/V "Pelagos", which is ready to start from Sanremo, Portosole, in the Ligurian Sea, researchers met for a week, as every year, for checking the scientific instrumentation and for defining final details about data collection in the field. The scientific programme for the coming season, which is about to start, will include, among the main topics, fotoID of various species, photogrammetry of sperm whales aimed at estimating lenght and age-classes of individuals. Also the feeding ecology of sperm whales will be studied, by means of acoustic and visual data. Respiration patterns will be monitored in all species; for the ongoing genetic research some microscopic fragment of tissue will be collected by means of a non-invasive skin swabbing technique from Risso's dolphins and pilot whales. Further behavioural studies will target fin whales' feeding habitat. Expeditions will start Monday, May 16th, and will be carried on continuously till September, 26th.
More informations on Tethys' web site.

ITA:
CSR: I ricercatori pronti per la nuova stagione su campo in mar Ligure

Su "Pelagos", già pronta a Sanremo a Portosole, si è svolta in questi giorni la settimana che i ricercatori dedicano ogni anno alla messa a punto finale della strumentazione e dei protocolli di raccolta dati. Il programma scientifico per la stagione che sta per iniziare prevede, tra gli argomenti principali, la foto-identificazione di diverse specie, la fotogrammetria dei capodogli per una stima delle dimensioni e della classe di età degli individui, a cui si aggiungeranno informazioni sull'ecologia alimentare della stessa specie con registrazione dei suoni e monitoraggio del comportamento in superficie. Inoltre verranno registrati gli schemi respiratori di tutte le specie, mentre per gli studi di genetica verrà raccolto, da grampi e globicefali, del materiale microscopico mediante la tecnica non invasiva dello skin swabbing (una sorta di tampone per prelevare poche cellule epidermiche). Ulteriori dati saranno finalizzati allo studio degli habitat alimentari delle balenottere comuni. Le spedizioni con i volontari inizieranno lunedi 16 maggio e continueranno fino al 26 settembre.
Maggiori informazioni sul sito Tethys.

06 March 2011

Ziphius, underwater sounds and risk mitigation


Beaked whales have been involved in mass strandings near to the emission of military sonar sounds. Scientists' effort is to search for tools tailored to predict this species' presence and thus mitigate the involved risk. A new interesting scientific paper contributes to this.


ITALIANO: In diverse occasioni degli zifii si sono spiaggiati in concomitanza con emissioni di suoni da parte di sonar militari. Gli scienziati stanno cercando di mettere a punto degli strumenti per predire la presenza degli animali, mitigando così il rischio. Un nuovo interessante lavoro scientifico pubblicato di recente contribuisce in questo senso.


A. Azzellino , C. Lanfredi , A. D'Amico , G. Pavan , M. Podestà, J. Haun. "Risk mapping for sensitive species to underwater anthropogenic sound emissions: model development and validation in two Mediterranean areas"
Marine Pollution Bulletin - doi:10.1016/j.marpolbul.2011.01.003

Abstract
Recent observations of cetacean mass strandings, coincident with anthropogenic sounds emissions, have raised concerns on the potential environmental impact of underwater noise. Cuvier's beaked whale (Ziphius cavirostris) was reported in all the cited stranding events. Within the NATO Marine Mammal Risk Mitigation project (MMRM), multiple interdisciplinary sea trials have been conducted in the Mediterranean Sea with the objective of developing tools and procedures to mitigate the impact of underwater sound emissions. During these cruises, visual observations, passive acoustic detections and environmental data were collected. The aim of this study was to evaluate "a priori" predictions of Cuvier's beaked whale presence in the Alboran Sea, using models developed in the Ligurian Sea that employ bathymetric and chlorophyll features as predictors. The accuracy of these predictions was found adequate and elements are given to account for the uncertainties associated to the use of models developed in areas different from their calibration site.
Full paper (must be purchased)

01 March 2011

Moby Duck: how lost bath toys helped oceanography


In January 1992, a crate full of packaged bath toys fell off the deck of a container ship during a journey across the Pacific. The fate of those 29.000 ducks, frogs, turtles and beavers, has led to greater knowledge of the world's oceans.

Read more

The captivating account of the man who turned beachcombing into a science can be found in a book:
Flotsametrics And The Floating World: How One Man’s Obsession with Runaway Sneakers and Rubber Ducks Revolutionized Ocean Science by Curtis Ebbesmeyer and Eric Scigliano.


ITA: Moby Duck: i giocattoli da bagno persi in mare che aiutarono l'oceanografia

Nel gennaio del 1992 una cassa piena di animaletti di gomma cadde dal ponte di una nave container durante la traversata del Pacifico. Il viaggio di 29.000 papere, rane, tartarughe e castori di gomma attraverso i mari portò a importanti scoperte sulle dinamiche degli oceani di tutto il mondo.

Il racconto dell'uomo che fece della raccolta di oggetti dalla spiaggia una scienza è anche un libro (in inglese - vedi sopra)

14 February 2011

Aerial surveys and cooperation


During the Fourth Meeting of the Parties to ACCOBAMS that was held in Monaco, in November 2010, the Italian delegate offered to share the Italian experience and provide data for aerial surveys that were conducted in the seas around Italy.

The presentation can be downloaded

Survey aerei e cooperazione

Durante la quarta riunione delle Parti contraenti l'accordo ACCOBAMS (sulla conservazione dei cetacei nel mar Nero, mar Mediterraneo e della zona atlantica contigua) che si è tenuta a Monaco nel novembre scorso, la delegazione italiana ha offerto di condividere l'esperienza maturata in materia di stime di abbondanza dei cetacei attraverso survey aerei.

Leggi
Una sintesi del contributo di Tethys è scaricabile

M.J.

The Grey whale travelling the wrong way


Unlike the long studied population travelling every year between Alaska and the lagoons of Baja California, the highly endangered Western Pacific grey whales are not so well known. Those whales spend their summers around Sakhalin Island in Russia, and scientists wanted to find out where they spend their winters.
With this aim one whale, named "Flex", was tagged last summer and satellite-monitored by U.S. and Russian scientists.
Guesses centred around the South China Sea. So Flex's decision to take off at top speed across the Bering Sea and Gulf of Alaska and then head down the west coast of North America has taken researchers by surprise… M.J.

Read more

01 February 2011

Tutti i capodogli spiaggiati in Adriatico


Il capodoglio non è certo una specie che salta subito alla mente quando si parla di mare Adriatico, anzi. Regolarmente presente in Mediterraneo, è invece del tutto occasionale nelle acque adriatiche, troppo poco profonde e quindi poco invitanti per questo gigante.
Ecco perché assume rilevanza la pubblicazione, proprio pochi giorni fa, di un articolo sulla rivista Mammal Review http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1365-2907.2010.00171.x/abstract , che fa un resoconto dettagliato di tutti gli spiaggiamenti o i ritrovamenti di capodogli in Adriatico dal 1500 ad oggi.
Per specie della cui ecologia poco si conosce, e per le quali per di più si sospetta un declino nel numero di individui, studi sulla presenza attuale e storica assumono una fondamentale importanza. Come emerge dall'articolo, andando a mettere insieme tutti i dati, documenti e testimonianze storiche, scopriamo invece un numero di segnalazioni non trascurabile, e forse sorprendente.
La parte più rilevante della pubblicazione è senz'altro la lunga e dettagliata tabella che raccoglie tutti gli spiaggiamenti o ritrovamenti di capodogli in Adriatico, dall'esemplare spiaggiato nel 1555 a Pirano, in Slovenia, ai sette capodogli spiaggiati vivi al Gargano l'11 dicembre 2009, e alla storia ampiamente vista in tv e sulla stampa.
In questo lasso di tempo, si registrano un totale di 36 ritrovamenti di capodogli, che coinvolgono un totale di 68 animali. Molto interessante anche la disposizione, sulla mappa dell'Adriatico, dei punti in cui sono avvenuti questi eventi: il 44% è concentrato tra Rimini e Pescara, un tratto di 280 km. Forse la conformazione della costa, bassa e sabbiosa, può avere avuto un significato.
In 21 casi su 36, gli animali coinvolti erano vivi al momento dello spiaggiamento. Altro dato su cui riflettere è che fino alla metà del secolo scorso, i capodogli spiaggiati vivi venivano regolarmente e freddamente uccisi. Dal 1980 in poi questo atteggiamento è cambiato, sostituito dai tentativi di salvare gli animali. Su questo consigliamo la lettura di questo articolo http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/aqc.1135/abstract .
In 6 casi su 36, gli animali coinvolti erano più di uno. Oltre a quello pugliese del dicembre 2009, altri spiaggiamenti di massa sono stati: 8 esemplari in Albania nel giugno del 1956; 7 esemplari a Marzocca, vicino a Senigallia, il 12 aprile 1938; 6 esemplari a Novigrad, in Croazia, il 15 agosto 1853; tre esemplari fra Porto S.Elpidio e Civitanova Marche, all'inizio del 1800; 7 o 8 esemplari ad Ancona, il 29 luglio 1584. In tutti i casi in cui gli animali coinvolti erano più di uno, si trattava di capodogli ancora vivi.
Molte altre informazioni sono ovviamente contenute nelle 18 pagine dell'articolo. In definitiva, un esauriente e sorprendente spaccato sul rapporto fra una delle specie di cetacei più enigmatiche e affascinanti, e un piccolo mare che sa sempre stupire.
Marco Affronte

26 January 2011

When the winter comes, let’s go South! The Red Sea Dolphin Project


Some Tethys members are very similar to some baleen whales: when the winter comes they migrate South. However, to avoid any misunderstanding, it is NOT a matter of travelling to warm-water breeding ground.
In collaboration with the Hurghada Environmental Protection and Conservation Association (HEPCA), a non-governmental organization working in the field of marine and land conservation in Egypt, and with the Italian Cooperation, three Italian biologists are engaged in the first research plan completely dedicated to the study of dolphins and whales in the Southern Egyptian Red Sea, under the supervision of Giuseppe Notarbartolo di Sciara: the Red Sea Dolphin Project.
This boat-based research project intends to investigate some of the most pristine areas of the Egyptian waters with the main aims to contribute to the existing knowledge of Red Sea cetaceans and advance our understanding of their ecology, abundance and distribution.
The project represents also a rare and extraordinary opportunity for enthusiastic people willing to contribute to conservation while bringing awareness to the Red Sea by promoting sustainable tourism development for the region. The participants will be part of a unique, interactive, and science-based experience, assisting the researchers, observing and studying dolphins in their natural environment.
If you wish to find out more about the program visit the Red Sea Dolphin Project blog: http://redseadolphinproject.wordpress.com. Or contact booking@hepca.com for your enquires.

Amina Cesario, Marina Costa, Maddalena Fumagalli

http://vimeo.com/18951997